A pochi giorni dall'intimidazione del Prefetto che domenica, con Digos al seguito, ha disposto il sequestro di una ventina di carriole e minacciato denunce per decine di manifestanti identificati, alla persecuzione governativo/poliziesca si è unita anche la "scomunica" della Curia contro la protesta delle carriole.
A margine di una cerimonia in Vaticano - riporta oggi il quotidiano locale "il Centro" - l'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, ha levato leva il suo allarme:
«Sembra che ci sia qualcuno molto interessato alle “carriolate” perché vuole creare dal punto di vista politico un gruppo che abbia autorità nella ricostruzione ... per poter entrare poi nella cabina di regia delle attività di rimozione delle macerie e di ricostruzione ... Ogni tanto succedono degli episodi poco simpatici ed io non ho paura di dire che spesso ci sono delle strumentalizzazioni di gruppi che vengono da fuori e che non hanno niente a che fare con L’Aquila vera».
Che coraggioso anatema! Nessuno osi disturbare il manovratore, intralciare i piani di Governo, Regione, Provincia e Comune e - soprattutto, guastare la saggia regìa San Guido Bertolaso e il suo codazzo di gentiluomini di Sua Santità, procacciatori di appalti, escort e gigolò seminaristi, di tutti quelli che a un anno del terremoto hanno lasciato le macerie ben al loro posto, disseminato la maggioranza degli sfollati lontano da casa, lucrato enormi affari dalle opere per il G8 e e la costruzione delle CASE, incapaci neppure di avviare un piano efficace per la ristrutturazione delle abitazioni meno danneggiate.
E' questa la "Aquila vera" che l'arcivescovo vorrebbe difendere?
Continua il prelato: «Proprio ieri è venuto da me un amico, che ha anche un posto di responsabilità in città, e mi ha detto di essere preoccupato perché ha sentito dire che il giorno di Pasqua vogliono fare i turni per togliere le macerie. Ma non è possibile, almeno la Pasqua ce la lascino libera! »
A quanto pare questo "pastore" non riesce a immaginare per il suo "gregge" migliore libertà maggiore che quella di una città fantasma in mezzo ai detriti dove, tra il "silenzio degli agnelli", celebrare liberamente i propri riti, con buona pace di quegli aquilani che, insieme al Cristo, vorrebbe vedere risorgere anche la propria casa.
mercoledì 31 marzo 2010
pubblicazioni rosse
proletari comunisti vi invita a richiederci e leggere le diverse pubblicazioni da noi prodotte, utili non solo per conoscere le nostre posizioni ma anche, e sopratutto, la nostra pratica teorico-ideologica/politica/economico-sociale/organizzativa.
Un lavoro che va visto e valutato nell'insieme perché legato da un'unica visione: costruire il partito comunista di tipo nuovo, marxista-leninista-maoista, parte integrante del movimento comunista internazionale, reparto d'avanguardia organizzato del proletariato, in funzione dell'inizio, sviluppo, avanzamento della rivoluzione proletaria e socialista nel nostro paese.
I materiali di riferimento principale di questo lavoro sono:
- il documento-base dell'organizzazione comunista Rossoperaio del 1984
- i numeri della rivista La nuova Bandiera.
Ne sono usciti due numeri zero, uno contenente il lavoro di elaborazione delle tesi 1 maggio 2000,
un altro gli atti di un convegno internazionale a Palermo, poi 4 numeri fino all'ottobre 2009.
Di questi materiali forniremo in seguito il sommario completo e il modo per procurarseli.
Pensiamo poi di pubblicare nello stesso blog, a puntate, parte di questo materiale, a partire dal 1° maggio 2010 - decimo anniversario del documento tesi e tappa della fondazione del partito.
Esiste poi l'ampia collezione della nostra stampa prima come Rossoperaio, poi come Proletari
Comunisti - pensiamo di realizzare nell'anno in quaderni opuscoli una raccolta degli articoli politici più importanti apparsi su questi organi di stampa in questi anni per rendere fruibile il nostro lavoro politico e le posizioni assunte nelle vicende politiche e sociali.
Importanti sono poi fogli e pubblicazioni di organismi generati che hanno svolto una importante funzione, in particolare opuscoli e fogli del movimento femminista proletario rivoluzionario
e dell'organizzazione giovanile Red Block.
Le lotte sociali e il contributo alla battaglia per il sindacato di classe sono state la caratteristica
principale del nostro lavoro di massa nelle fabbriche e sul territorio.
Esistono su questo fogli, opuscoli e il recente bollettino N°1, che vanno conosciuti e valutati per il ruolo effettivo che hanno nelle lotte e nella fase attuale dentro il dibattito che si svolge nel sindacato di classe e di massa.
Esistono anche opuscoli sui temi della polemica teorico-politica da rieditare e, infine, la parte più qualitativamente elevata della nostra vita interna, quella dedicata alle lotte ideologiche che si sono sviluppate al nostro interno in questi anni, che hanno realmente affrontato, a volte in termini nuovi, questioni importanti della soggettività e militanza comunista e quella dedicata allo studio, spesso seminariale, dei classici di Marx-Lenin-Mao, della storia del movimento comunista internazionale e nazionale, resistenza e gramsci tra gli altri, documenti dei partiti comunisti marxisti-leninisti-maoisti nel mondo, Perù, Nepal, MRI ecc.
Su questo, a parte alcuni articoli e sezioni de La nuova Bandiera, non siamo riusciti ancora a produrre pubblicazioni utilizzabili all'esterno della nostra organizzazione .. ma ci stiamo lavorando
proviamo a leggere
proletari comunisti
31-3-2010
Un lavoro che va visto e valutato nell'insieme perché legato da un'unica visione: costruire il partito comunista di tipo nuovo, marxista-leninista-maoista, parte integrante del movimento comunista internazionale, reparto d'avanguardia organizzato del proletariato, in funzione dell'inizio, sviluppo, avanzamento della rivoluzione proletaria e socialista nel nostro paese.
I materiali di riferimento principale di questo lavoro sono:
- il documento-base dell'organizzazione comunista Rossoperaio del 1984
- i numeri della rivista La nuova Bandiera.
Ne sono usciti due numeri zero, uno contenente il lavoro di elaborazione delle tesi 1 maggio 2000,
un altro gli atti di un convegno internazionale a Palermo, poi 4 numeri fino all'ottobre 2009.
Di questi materiali forniremo in seguito il sommario completo e il modo per procurarseli.
Pensiamo poi di pubblicare nello stesso blog, a puntate, parte di questo materiale, a partire dal 1° maggio 2010 - decimo anniversario del documento tesi e tappa della fondazione del partito.
Esiste poi l'ampia collezione della nostra stampa prima come Rossoperaio, poi come Proletari
Comunisti - pensiamo di realizzare nell'anno in quaderni opuscoli una raccolta degli articoli politici più importanti apparsi su questi organi di stampa in questi anni per rendere fruibile il nostro lavoro politico e le posizioni assunte nelle vicende politiche e sociali.
Importanti sono poi fogli e pubblicazioni di organismi generati che hanno svolto una importante funzione, in particolare opuscoli e fogli del movimento femminista proletario rivoluzionario
e dell'organizzazione giovanile Red Block.
Le lotte sociali e il contributo alla battaglia per il sindacato di classe sono state la caratteristica
principale del nostro lavoro di massa nelle fabbriche e sul territorio.
Esistono su questo fogli, opuscoli e il recente bollettino N°1, che vanno conosciuti e valutati per il ruolo effettivo che hanno nelle lotte e nella fase attuale dentro il dibattito che si svolge nel sindacato di classe e di massa.
Esistono anche opuscoli sui temi della polemica teorico-politica da rieditare e, infine, la parte più qualitativamente elevata della nostra vita interna, quella dedicata alle lotte ideologiche che si sono sviluppate al nostro interno in questi anni, che hanno realmente affrontato, a volte in termini nuovi, questioni importanti della soggettività e militanza comunista e quella dedicata allo studio, spesso seminariale, dei classici di Marx-Lenin-Mao, della storia del movimento comunista internazionale e nazionale, resistenza e gramsci tra gli altri, documenti dei partiti comunisti marxisti-leninisti-maoisti nel mondo, Perù, Nepal, MRI ecc.
Su questo, a parte alcuni articoli e sezioni de La nuova Bandiera, non siamo riusciti ancora a produrre pubblicazioni utilizzabili all'esterno della nostra organizzazione .. ma ci stiamo lavorando
proviamo a leggere
proletari comunisti
31-3-2010
E dopo Cuffaro, Lombardo... e il VOTO
E con Lombardo siamo al 5° presidente più naturalmente centinaia di assessori, consiglieri, deputati, amministratori di ogni risma, galoppini di bassa lega presi con le mani nel sacco… tutta bella gente, insomma!
“Fra il 1994 e oggi sono cinque i presidenti e gli ex presidenti della Regione siciliana a essere coinvolti in casi giudiziari. Prima di Raffaele Lombardo, sono stati indagati e successivamente condannati Rino Nicolosi (Dc), Giuseppe Provenzano (Forza Italia), Giuseppe Drago e Salvatore Cuffaro dell'Udc. Per Provenzano e Cuffaro le inchieste della magistratura hanno innescato anche una crisi politica culminata con le dimissioni dalla carica.
“In precedenza un altro ex presidente della Regione, Mario D'Acquisto, Dc, era stato assolto nel processo per quella che era stata chiamata la "tangentopoli siciliana": un sistema di finanziamento della politica collegato agli appalti di grandi opere pubbliche. Un altro filone di quell'indagine ruotava attorno alla figura di Rino Nicolosi, che tra il 1985 e il 1991 aveva guidato sei governi regionali prima di essere eletto nel 1992 deputato nazionale. Nicolosi Era stato arrestato con l'accusa di avere intascato mazzette. Lui non lo aveva negato ma aveva spiegato che i soldi non erano destinati a un arricchimento personale. Servivano a finanziare il sistema politico e le campagne elettorali. E questo meccanismo, a suo giudizio, era stato utilizzato da quasi tutti i soggetti politici della prima Repubblica.”
Servivano a finanziare un sistema politico… ed è quindi inutile chiedere le dimissioni, come dice Miccichè, che ha imparato bene dal suo padrone Berlusconi, perché così si stravolgerebbe la volontà dei siciliani, dando per scontato che i “siciliani” cui lui si riferisce vogliano essere rappresentati da questo sistema…
E infatti qua non si dimette proprio nessuno!
La corruzione elevata a sistema, è questa la sostanza della politica attuale. Ma, quello che più gli preme è la legittimazione che passa attraverso il voto, attraverso le elezioni, una operazione che è stata sempre più riempita di sacralità, è l’ultimo velo con cui la borghesia copre sempre le sue schifezze, che DEVE, perché “investita dalla volontà popolare” appunto, governare per forza…
In questo senso il fenomeno dell’astensione preoccupa. Ed è per questo che porteranno gli “elettori” a votare anche sotto la minaccia delle armi, se necessario, segneranno le dita come già succede nei paesi oppressi dall’imperialismo…
E anche per salvaguardare questo sistema che garantisce vita agiata e ricchezza assicurata Miccichè e Lombardo hanno pensato a fondare addirittura un partito del sud…
“Fra il 1994 e oggi sono cinque i presidenti e gli ex presidenti della Regione siciliana a essere coinvolti in casi giudiziari. Prima di Raffaele Lombardo, sono stati indagati e successivamente condannati Rino Nicolosi (Dc), Giuseppe Provenzano (Forza Italia), Giuseppe Drago e Salvatore Cuffaro dell'Udc. Per Provenzano e Cuffaro le inchieste della magistratura hanno innescato anche una crisi politica culminata con le dimissioni dalla carica.
“In precedenza un altro ex presidente della Regione, Mario D'Acquisto, Dc, era stato assolto nel processo per quella che era stata chiamata la "tangentopoli siciliana": un sistema di finanziamento della politica collegato agli appalti di grandi opere pubbliche. Un altro filone di quell'indagine ruotava attorno alla figura di Rino Nicolosi, che tra il 1985 e il 1991 aveva guidato sei governi regionali prima di essere eletto nel 1992 deputato nazionale. Nicolosi Era stato arrestato con l'accusa di avere intascato mazzette. Lui non lo aveva negato ma aveva spiegato che i soldi non erano destinati a un arricchimento personale. Servivano a finanziare il sistema politico e le campagne elettorali. E questo meccanismo, a suo giudizio, era stato utilizzato da quasi tutti i soggetti politici della prima Repubblica.”
Servivano a finanziare un sistema politico… ed è quindi inutile chiedere le dimissioni, come dice Miccichè, che ha imparato bene dal suo padrone Berlusconi, perché così si stravolgerebbe la volontà dei siciliani, dando per scontato che i “siciliani” cui lui si riferisce vogliano essere rappresentati da questo sistema…
E infatti qua non si dimette proprio nessuno!
La corruzione elevata a sistema, è questa la sostanza della politica attuale. Ma, quello che più gli preme è la legittimazione che passa attraverso il voto, attraverso le elezioni, una operazione che è stata sempre più riempita di sacralità, è l’ultimo velo con cui la borghesia copre sempre le sue schifezze, che DEVE, perché “investita dalla volontà popolare” appunto, governare per forza…
In questo senso il fenomeno dell’astensione preoccupa. Ed è per questo che porteranno gli “elettori” a votare anche sotto la minaccia delle armi, se necessario, segneranno le dita come già succede nei paesi oppressi dall’imperialismo…
E anche per salvaguardare questo sistema che garantisce vita agiata e ricchezza assicurata Miccichè e Lombardo hanno pensato a fondare addirittura un partito del sud…
martedì 30 marzo 2010
da un lato governo/lega dall'all'altro l'astensionismo
Nel leggere i dati elettorali bisogna partire dall'essenziale e poi scendere nel particolare, tutto questo non lo si legge sui giornali ma nella società reale.
Per l'essenziale:
dalla collina del governo, il partito di Berlusconi nonostante il monopolio di stampo fascista dei mezzi di comunicazione e del controllo economico, politico, clientelare del voto, mai come in queste elezioni ha avuto un netto calo, originato essenzialmente dalla corruzione politico-morale e secondariamente dalla crisi economico-sociale;
ma, all'interno della coalizione è cresciuta la componente esplicitamente razzista-reazionaria rappresentata dalla Lega, che è riuscita a indirizzare in questa direzione parti del proletariato e delle masse - in primis piccola borghesia proprietaria e bottegaia - anche protestatarie verso il governo;
dall'altra collina, dell'opposizione al governo, allo Stato, al sistema, operai, precari, disoccupati e altri settori delle masse popolari senza rappresentanza hanno espresso con l'astensionismo la loro protesta verso il Governo e la falsa opposizione, PD in testa.
Tutto il resto si pone al centro in questo effettivo scontro:
un centro che guarda in parte a destra, UdC e maggioranza PD che vuole ricucire con il governo, e in parte a sinistra e alle masse, Di Pietro, la novità del movimento Grillo, in generale settori della piccola borghesia democratica e componenti significative degli intellettuali democratici.
Il dopo voto:
dal lato del governo, dato la natura moderno fascista di Berlusconi sostenuta dalla Lega rafforzata, marcerà ancora più deciso in materia istituzionale, politico, culturale sociale verso il regime alimentando il presidenzialismo-federalismo, la dittatura dei mass-media, lo stato di polizia, le leggi d'emergenza anti-immigrati, l'attacco allo statuto dei lavoratori, le gabbie salariali ecc.;
dal lato dell'opposizione, la questione essenziale è la organizzazione e riorganizzazione dal basso della lotta operaia e sociale, il fronte unito dal basso dell'opposizione politica, culturale e morale al governo - fattori determinati in maniera essenziale dall'avanzamento del processo di costruzione del Partito Comunista, di tipo nuovo, come centro promotore e dirigente della lotta generale e particolare.
Fondamentale è comprendere - e l'astensionismo politico e cosciente nella sua maggior parte e a forte composizione operaia e popolare indica questo - che questa opposizione, queste lotte, questo Partito richiedono l'autonomia e indipendenza politica e di classe dalla falsa sinistra ex-parlamentare e elettoralista che, in disarmo e sfacelo, è parte del problema e non della soluzione.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
30-3-2010
Per l'essenziale:
dalla collina del governo, il partito di Berlusconi nonostante il monopolio di stampo fascista dei mezzi di comunicazione e del controllo economico, politico, clientelare del voto, mai come in queste elezioni ha avuto un netto calo, originato essenzialmente dalla corruzione politico-morale e secondariamente dalla crisi economico-sociale;
ma, all'interno della coalizione è cresciuta la componente esplicitamente razzista-reazionaria rappresentata dalla Lega, che è riuscita a indirizzare in questa direzione parti del proletariato e delle masse - in primis piccola borghesia proprietaria e bottegaia - anche protestatarie verso il governo;
dall'altra collina, dell'opposizione al governo, allo Stato, al sistema, operai, precari, disoccupati e altri settori delle masse popolari senza rappresentanza hanno espresso con l'astensionismo la loro protesta verso il Governo e la falsa opposizione, PD in testa.
Tutto il resto si pone al centro in questo effettivo scontro:
un centro che guarda in parte a destra, UdC e maggioranza PD che vuole ricucire con il governo, e in parte a sinistra e alle masse, Di Pietro, la novità del movimento Grillo, in generale settori della piccola borghesia democratica e componenti significative degli intellettuali democratici.
Il dopo voto:
dal lato del governo, dato la natura moderno fascista di Berlusconi sostenuta dalla Lega rafforzata, marcerà ancora più deciso in materia istituzionale, politico, culturale sociale verso il regime alimentando il presidenzialismo-federalismo, la dittatura dei mass-media, lo stato di polizia, le leggi d'emergenza anti-immigrati, l'attacco allo statuto dei lavoratori, le gabbie salariali ecc.;
dal lato dell'opposizione, la questione essenziale è la organizzazione e riorganizzazione dal basso della lotta operaia e sociale, il fronte unito dal basso dell'opposizione politica, culturale e morale al governo - fattori determinati in maniera essenziale dall'avanzamento del processo di costruzione del Partito Comunista, di tipo nuovo, come centro promotore e dirigente della lotta generale e particolare.
Fondamentale è comprendere - e l'astensionismo politico e cosciente nella sua maggior parte e a forte composizione operaia e popolare indica questo - che questa opposizione, queste lotte, questo Partito richiedono l'autonomia e indipendenza politica e di classe dalla falsa sinistra ex-parlamentare e elettoralista che, in disarmo e sfacelo, è parte del problema e non della soluzione.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
30-3-2010
lunedì 29 marzo 2010
Taranto boykotta
I dati del primo giorno di elezioni dimostrano che a Taranto sta accadendo qualcosa di importante.
Il primo giorno ha votato in città il 34% degli aventi diritto al voto - meno 24% rispetto alle precedenti elezioni.
Pensiamo che sia utile la lettura dei due comunicati emessi a Taranto, che raccontano il boicottaggio elettorale
comunicato 28-3-2010
Boicottaggio delle elezioni a Taranto
La campagna di massa lanciata da proletari comunisti, sostenuta autonomamente dallo slai cobas per il sindacato di classe a Taranto è stata davvero ampia e ha raggiunta tutti i settori della classe
operaia e delle masse popolari non è stato affatto una generica campagna astensionista ma una vera iniziativa di lotta, partita dai disoccupati organizzati, che con lo striscione niente lavoro
niente voto ha toccato oltre che i disoccupati, i quartieri più disagiati della città, è apparsa per questo diverse volte nei telegiornali locali.
Subito dopo sono stati gli operai ilva somministrati licenziati 750 che hanno cominciato hanno partecipato ad assemblee sindacali cgil-cisl-uil e qui invitato massicciamente alla protesta del voto, anche in questo caso la stampa locale ha dovuto dare molto spazio alla campagna, che è arrivata in fabbrica e sul territorio a Taranto e provincia - dove altre realtà hanno protestato in questo modo.
Qui proletari comunisti ha deciso di dare vita a un giornalino locale 'U Vurp che ha amplificato con denuncia e ironia il messaggio che così è arrivato nei bar, nei luoghi di ritrovo, diffuso capillarmente ovunque.
Infine un massiccio volantinaggio fatto da numerosi compagni operai, disoccupati a battuto a tappeto le fabbriche ilva dando un ulteriore sostegno e orientamento politico al comportamento spontaneo delle masse operaie.
Il boicottaggio così è divenuto di fatto un orientamento operaio e popolare di massa, un modo attivo di fare politica del proletariato alternativo alla demagogia dei candidati e alla povertà politica e sociale della falsa sinistra.
In questo senso da Taranto viene una indicazione che va estesa e generalizzata.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
27-3-2010
comunicato 27-3-2010
Anche se la stampa e soprattutto le tv hanno ignorato la questione, il fenomeno più importante e significativo che ha caratterizzato l'attuale campagna elettorale a Taranto è l'emergere crescente del boicottaggio delle elezioni, che nelle forme dell'astensionismo, annullamento, caratterizzerà
le elezioni regionali del 28-29 marzo.
La campagna 'niente lavoro - niente voto' lanciata dai Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe ha progressivamente raggiunto in termini attivi non solo tanti disoccupati,
ma soprattutto i quartieri più disagiati della città che vi hanno aderito in mille forme, invisibili ai mass media a caccia e al seguito dei candidati, ma ben visibili se si fosse fatto del giornalismo di inchiesta tra la gente.
Ai disoccupati organizzati si sono aggiunti esplicitamente i lavoratori somministrati Ilva che
sia nelle assemblee sindacali, sia con dichiarazioni, sia nel corso di iniziative di lotta al Comune come al ponte hanno ribadito e comunicato la loro intenzione di boicottare il voto.
Ampissimo è il rifiuto del voto nei settori della sanità, dei malati, dei cittadini, dei medici
che rifiutano il progetto S.Raffaele.
E un vero boom attraversa gli operai Ilva, appalto, arsenale per niente incantati anzi disgustati della campagna elettorale nazionale e locale.
Anche in provincia nei settori in lotta contro discariche, depuratori, termovalorizzatori il NO al voto è esteso e massiccio.
A Taranto nelle ultime settimane è uscito un foglio gratuito "'U Vurp" creato dalla redazione di proletari comunisti di Taranto, che con ironia e durezza ha attaccato i candidati alle elezioni e le loro dispendiose e truffaldine campagne elettorali, l'uso di potere e soldi e di funzioni pubbliche per pilotare il voto; un foglio circolato diffusamente e capillarmente in bar, luoghi di ritrovo, caseggiati.
Per buona pace degli stessi candidati, molti che hanno dovuto partecipare per bisogno a queste campagne, nel segreto dell'urna esprimeranno il loro no a questi sistemi e metodi.
Tutta la campagna ha la sua voce organizzazione e centro di raccolta nello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto con la parola d'ordine "la lotta e non il voto".
Un modo alternativo di promuovere la partecipazione e il peso politico dei settori più disagiati del popolo e strapparli alla demagogia di partiti che si ricordano di loro solo alle elezioni, o non sono mai a fianco delle loro lotte, o di gente, come Cito, ingannapopolo e servo dei potenti di turno.
Slai cobas per il sindacato di classe
Il primo giorno ha votato in città il 34% degli aventi diritto al voto - meno 24% rispetto alle precedenti elezioni.
Pensiamo che sia utile la lettura dei due comunicati emessi a Taranto, che raccontano il boicottaggio elettorale
comunicato 28-3-2010
Boicottaggio delle elezioni a Taranto
La campagna di massa lanciata da proletari comunisti, sostenuta autonomamente dallo slai cobas per il sindacato di classe a Taranto è stata davvero ampia e ha raggiunta tutti i settori della classe
operaia e delle masse popolari non è stato affatto una generica campagna astensionista ma una vera iniziativa di lotta, partita dai disoccupati organizzati, che con lo striscione niente lavoro
niente voto ha toccato oltre che i disoccupati, i quartieri più disagiati della città, è apparsa per questo diverse volte nei telegiornali locali.
Subito dopo sono stati gli operai ilva somministrati licenziati 750 che hanno cominciato hanno partecipato ad assemblee sindacali cgil-cisl-uil e qui invitato massicciamente alla protesta del voto, anche in questo caso la stampa locale ha dovuto dare molto spazio alla campagna, che è arrivata in fabbrica e sul territorio a Taranto e provincia - dove altre realtà hanno protestato in questo modo.
Qui proletari comunisti ha deciso di dare vita a un giornalino locale 'U Vurp che ha amplificato con denuncia e ironia il messaggio che così è arrivato nei bar, nei luoghi di ritrovo, diffuso capillarmente ovunque.
Infine un massiccio volantinaggio fatto da numerosi compagni operai, disoccupati a battuto a tappeto le fabbriche ilva dando un ulteriore sostegno e orientamento politico al comportamento spontaneo delle masse operaie.
Il boicottaggio così è divenuto di fatto un orientamento operaio e popolare di massa, un modo attivo di fare politica del proletariato alternativo alla demagogia dei candidati e alla povertà politica e sociale della falsa sinistra.
In questo senso da Taranto viene una indicazione che va estesa e generalizzata.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
27-3-2010
comunicato 27-3-2010
Anche se la stampa e soprattutto le tv hanno ignorato la questione, il fenomeno più importante e significativo che ha caratterizzato l'attuale campagna elettorale a Taranto è l'emergere crescente del boicottaggio delle elezioni, che nelle forme dell'astensionismo, annullamento, caratterizzerà
le elezioni regionali del 28-29 marzo.
La campagna 'niente lavoro - niente voto' lanciata dai Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe ha progressivamente raggiunto in termini attivi non solo tanti disoccupati,
ma soprattutto i quartieri più disagiati della città che vi hanno aderito in mille forme, invisibili ai mass media a caccia e al seguito dei candidati, ma ben visibili se si fosse fatto del giornalismo di inchiesta tra la gente.
Ai disoccupati organizzati si sono aggiunti esplicitamente i lavoratori somministrati Ilva che
sia nelle assemblee sindacali, sia con dichiarazioni, sia nel corso di iniziative di lotta al Comune come al ponte hanno ribadito e comunicato la loro intenzione di boicottare il voto.
Ampissimo è il rifiuto del voto nei settori della sanità, dei malati, dei cittadini, dei medici
che rifiutano il progetto S.Raffaele.
E un vero boom attraversa gli operai Ilva, appalto, arsenale per niente incantati anzi disgustati della campagna elettorale nazionale e locale.
Anche in provincia nei settori in lotta contro discariche, depuratori, termovalorizzatori il NO al voto è esteso e massiccio.
A Taranto nelle ultime settimane è uscito un foglio gratuito "'U Vurp" creato dalla redazione di proletari comunisti di Taranto, che con ironia e durezza ha attaccato i candidati alle elezioni e le loro dispendiose e truffaldine campagne elettorali, l'uso di potere e soldi e di funzioni pubbliche per pilotare il voto; un foglio circolato diffusamente e capillarmente in bar, luoghi di ritrovo, caseggiati.
Per buona pace degli stessi candidati, molti che hanno dovuto partecipare per bisogno a queste campagne, nel segreto dell'urna esprimeranno il loro no a questi sistemi e metodi.
Tutta la campagna ha la sua voce organizzazione e centro di raccolta nello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto con la parola d'ordine "la lotta e non il voto".
Un modo alternativo di promuovere la partecipazione e il peso politico dei settori più disagiati del popolo e strapparli alla demagogia di partiti che si ricordano di loro solo alle elezioni, o non sono mai a fianco delle loro lotte, o di gente, come Cito, ingannapopolo e servo dei potenti di turno.
Slai cobas per il sindacato di classe
Giù le mani dalle carriole
L’Aquila, 28 marzo, grave provocazione della polizia contro il “movimento delle carriole”.
Ieri, domenica mattina, a l'Aquila la polizia ha sequestrato una ventina di carriole e identificato intimidatoriamente diverse decine di presenti, nel tentativo di impedire che, come fanno ogni domenica da oltre un mese, gli aquilani invadessero il centro della città per lavorare a rimuovere le macerie, lì giacenti da una anno.
La manovra non è riuscita.
Altre carriole, precedentemente parcheggiate in un’altra piazza, sono entrate in azione e raggiunto per altra via il l’appuntamento in piazza 9 Martiri, mentre centinaia di persone hanno facilmente violato la zona proibita da diversi da punti meno sorvegliati delle inferriate e sono comunque arrivati in piazza.
La polizia ha continuato a identificare i presenti e minacciare denunce, cercando di impedire ad altri di oltrepassare le inferriate ma alla fine ha dovuto lasciare fare.
È la riprova che con l’esercito e la polizia il governo, complici le istituzioni locali, punta a sbarazzarsi non delle macerie dell’Aquila ma delle lotte degli aquilani, ma anche di quanto l’uso dello stato di polizia contro le mobilitazioni di massa sia prova di debolezza, non di forza.
Il pretesto del sequestro e delle paventate denunce è l’infrazione alla legge che vieta manifestazioni elettorali nei giorni di votazione.
Pretesto risibile, dato che le “carriolate” non possono definirsi “manifestazioni elettorali” né lavorare in una città deserta può disturbare il diritto di voto di nessuno, ma fatto significativo.
In questi mesi il governo e gli sciacalli dei comitati d’affari che ne incarnano la funzione e orientano l’azione hanno avuto mano libera nell’imporre una non-ricostruzione che procurato mega-profitti ai signori degli appalti gestiti da Bertolaso e soci e case in batteria in sobborghi non urbanizzati a una minoranza di sfollati, disperdendo tutti gli altri per tutta la regione e lasciando in macerie la città.
Mesi in cui al popolo dell’Aquila si sono invece legate le mani – complici anche alcuni che oggi impugnano le carriole – liberi essere usati come scenario di dolore per far belli col G8 i capi dell’imperialismo mondiale e il governo corresponsabile del disastro ma non di organizzarsi per lottare e attaccarli – nelle tendopoli le assemblee e perfino i volantini erano strettamente vietati.
E oggi che, con iniziative ancora simboliche ma in forme sempre più continue e determinate, un movimento di lotta ha iniziato a farsi avanti, si pretende di soffocarlo in nome del rispetto del vuoto rito elettorale.
In effetti, ci vedono chiaro. Perfino al di là della coscienza dei protagonisti, chi domenica è sceso in piazza con le carriole ha mostrato chiaramente che voto e lotta per la ricostruzione sono opposti che non si conciliano. Per questo, nonostante le illusioni riformiste e i rapporti ambivalenti con amministrazioni locali e falsa opposizione di cui ancora fatica a liberarsi, questo movimento va difeso.
Stato e sciacalli, giù le mani dalle carriole!
Ieri, domenica mattina, a l'Aquila la polizia ha sequestrato una ventina di carriole e identificato intimidatoriamente diverse decine di presenti, nel tentativo di impedire che, come fanno ogni domenica da oltre un mese, gli aquilani invadessero il centro della città per lavorare a rimuovere le macerie, lì giacenti da una anno.
La manovra non è riuscita.
Altre carriole, precedentemente parcheggiate in un’altra piazza, sono entrate in azione e raggiunto per altra via il l’appuntamento in piazza 9 Martiri, mentre centinaia di persone hanno facilmente violato la zona proibita da diversi da punti meno sorvegliati delle inferriate e sono comunque arrivati in piazza.
La polizia ha continuato a identificare i presenti e minacciare denunce, cercando di impedire ad altri di oltrepassare le inferriate ma alla fine ha dovuto lasciare fare.
È la riprova che con l’esercito e la polizia il governo, complici le istituzioni locali, punta a sbarazzarsi non delle macerie dell’Aquila ma delle lotte degli aquilani, ma anche di quanto l’uso dello stato di polizia contro le mobilitazioni di massa sia prova di debolezza, non di forza.
Il pretesto del sequestro e delle paventate denunce è l’infrazione alla legge che vieta manifestazioni elettorali nei giorni di votazione.
Pretesto risibile, dato che le “carriolate” non possono definirsi “manifestazioni elettorali” né lavorare in una città deserta può disturbare il diritto di voto di nessuno, ma fatto significativo.
In questi mesi il governo e gli sciacalli dei comitati d’affari che ne incarnano la funzione e orientano l’azione hanno avuto mano libera nell’imporre una non-ricostruzione che procurato mega-profitti ai signori degli appalti gestiti da Bertolaso e soci e case in batteria in sobborghi non urbanizzati a una minoranza di sfollati, disperdendo tutti gli altri per tutta la regione e lasciando in macerie la città.
Mesi in cui al popolo dell’Aquila si sono invece legate le mani – complici anche alcuni che oggi impugnano le carriole – liberi essere usati come scenario di dolore per far belli col G8 i capi dell’imperialismo mondiale e il governo corresponsabile del disastro ma non di organizzarsi per lottare e attaccarli – nelle tendopoli le assemblee e perfino i volantini erano strettamente vietati.
E oggi che, con iniziative ancora simboliche ma in forme sempre più continue e determinate, un movimento di lotta ha iniziato a farsi avanti, si pretende di soffocarlo in nome del rispetto del vuoto rito elettorale.
In effetti, ci vedono chiaro. Perfino al di là della coscienza dei protagonisti, chi domenica è sceso in piazza con le carriole ha mostrato chiaramente che voto e lotta per la ricostruzione sono opposti che non si conciliano. Per questo, nonostante le illusioni riformiste e i rapporti ambivalenti con amministrazioni locali e falsa opposizione di cui ancora fatica a liberarsi, questo movimento va difeso.
Stato e sciacalli, giù le mani dalle carriole!
Con i prigionieri politici - contro la repressione
In occasione dell'assemblea a Milano del 28 marzo 2010 proletari comunisti ha portato la sua linea e la sua proposta, riassunta nel testo che segue:
Proletari Comunisti ribadisce la solidarietà ai compagni arrestati sottoposti a vessazioni, isolamento, desolidarizzazione.
Il governo Berlusconi ha intensificato la repressione delle lotte sociali e operaie con cariche, denunce, multe, ma anche intimidazioni e arresti che riguardano antifascisti, anarchici, studenti, attivisti sindacali e non si fermano le campagne di criminalizzazione con il pretesto del terrorismo e l'uso dell'art. 270Bis con, processi-montature giudiziarie e condanne;
ha peggiorato le condizioni di vita dei prigionieri politici, dei detenuti immigrati nelle carceri dove, come le cronache tristemente ci testimoniano, si moltiplicano i casi di pestaggi, torture fisiche e psicologiche, omicidi e suicidi.
In questo quadro, di cui abbiamo tracciato solo una brevissima sintesi e che riteniamo condiviso, riteniamo non possano essere sufficienti convocazioni di assemblee e mobilitazioni strettamente a ridosso di scadenze processuali, in occasione delle quali chiamare alla necessaria solidarietà, ma occorre l'organizzazione comune permanente, serve tra di noi un'unità non formale o di facciata, un'unità che vada anche oltre le presenze qui, un'unità che sia di tutte le forze comuniste rivoluzionarie, anarchiche, antifasciste, nella creazione di una
struttura unitaria che noi sinteticamente chiamiamo soccorso rosso proletario e di massa. Ma non è il nome che conta ma il contenuto: l'unità si fa sviluppando la lotta per l'unità anche in questa assemblea con tutte le forze, organismi e compagni disponibili. Partiamo da questa assemblea e in questa città, costruiamo insieme non una scadenza ma una campagna a partire dal 15 aprile e che vada fino al 19 giugno, quando secondo noi si deve organizzare un corteo cittadino, costruito a Milano ma che possa avere respiro e rilievo nazionale.
Noi, da parte nostra, per legare questa scadenza al significato storico per i prigionieri politici che esso ha, garantiamo la presenza dei compagni peruviani, turchi, francesi legati alle diverse aree della solidarietà dei prigionieri politici.
Costruiamo un percorso condiviso in parole d'ordine e, entro certi limiti, territori, posti di lavoro, aree, su questo che è un terreno generale e al tempo stesso specifico della lotta di classe.
Occorre unire i tanti colpiti dalla repressione in varie forme e intensità, i tanti solidali; occorre costruire iniziative di solidarietà, di controinformazione , strumenti di intervento che vadano oltre la rete internet, ma che siano una rete sociale e politica diffusa.
Occorre che tra di noi ci sia chiarezza e fiducia e che la solidarietà e il comune sentire riguardi tutti i compagni, nessuno escluso.
La proposta di caratterizzare la partecipazione al corteo del 25 Aprile è positiva e può assumere una sua consistenza, ma quello che proponiamo compagni è qualcosa di più e di meglio.
Proponiamo una rete, un coordinamento, o come si voglia chiamare, o se volete lo potremmo chiamare 19giugno, che lavori essenzialmente su Milano e via via si estenda come proposta e metodo su scala nazionale.
i compagni di proletari comunisti
28-3-2010
Proletari Comunisti ribadisce la solidarietà ai compagni arrestati sottoposti a vessazioni, isolamento, desolidarizzazione.
Il governo Berlusconi ha intensificato la repressione delle lotte sociali e operaie con cariche, denunce, multe, ma anche intimidazioni e arresti che riguardano antifascisti, anarchici, studenti, attivisti sindacali e non si fermano le campagne di criminalizzazione con il pretesto del terrorismo e l'uso dell'art. 270Bis con, processi-montature giudiziarie e condanne;
ha peggiorato le condizioni di vita dei prigionieri politici, dei detenuti immigrati nelle carceri dove, come le cronache tristemente ci testimoniano, si moltiplicano i casi di pestaggi, torture fisiche e psicologiche, omicidi e suicidi.
In questo quadro, di cui abbiamo tracciato solo una brevissima sintesi e che riteniamo condiviso, riteniamo non possano essere sufficienti convocazioni di assemblee e mobilitazioni strettamente a ridosso di scadenze processuali, in occasione delle quali chiamare alla necessaria solidarietà, ma occorre l'organizzazione comune permanente, serve tra di noi un'unità non formale o di facciata, un'unità che vada anche oltre le presenze qui, un'unità che sia di tutte le forze comuniste rivoluzionarie, anarchiche, antifasciste, nella creazione di una
struttura unitaria che noi sinteticamente chiamiamo soccorso rosso proletario e di massa. Ma non è il nome che conta ma il contenuto: l'unità si fa sviluppando la lotta per l'unità anche in questa assemblea con tutte le forze, organismi e compagni disponibili. Partiamo da questa assemblea e in questa città, costruiamo insieme non una scadenza ma una campagna a partire dal 15 aprile e che vada fino al 19 giugno, quando secondo noi si deve organizzare un corteo cittadino, costruito a Milano ma che possa avere respiro e rilievo nazionale.
Noi, da parte nostra, per legare questa scadenza al significato storico per i prigionieri politici che esso ha, garantiamo la presenza dei compagni peruviani, turchi, francesi legati alle diverse aree della solidarietà dei prigionieri politici.
Costruiamo un percorso condiviso in parole d'ordine e, entro certi limiti, territori, posti di lavoro, aree, su questo che è un terreno generale e al tempo stesso specifico della lotta di classe.
Occorre unire i tanti colpiti dalla repressione in varie forme e intensità, i tanti solidali; occorre costruire iniziative di solidarietà, di controinformazione , strumenti di intervento che vadano oltre la rete internet, ma che siano una rete sociale e politica diffusa.
Occorre che tra di noi ci sia chiarezza e fiducia e che la solidarietà e il comune sentire riguardi tutti i compagni, nessuno escluso.
La proposta di caratterizzare la partecipazione al corteo del 25 Aprile è positiva e può assumere una sua consistenza, ma quello che proponiamo compagni è qualcosa di più e di meglio.
Proponiamo una rete, un coordinamento, o come si voglia chiamare, o se volete lo potremmo chiamare 19giugno, che lavori essenzialmente su Milano e via via si estenda come proposta e metodo su scala nazionale.
i compagni di proletari comunisti
28-3-2010
domenica 28 marzo 2010
La forza del riformismo e i rivoluzionari del carc
La Cgil ha annunciato con una certa enfasi di essere arrivata nel 2009 a 5,7 milioni di tessere e “Considerando anche le associazioni nostra emanazione, (…) il ‘sistema Cgil’ si attesta attorno ai 6,3 milioni di iscritti” dice Epifani! Non c’è dubbio, un bel numero, che sommato a quello degli altri confederali e altri sindacati firmatari di contratto ecc. ecc. arriva a circa 13 milioni di tessere, e non importa se la metà è composta da pensionati; certo si tratta di lavoratori abituati dai loro delegati alla passività e alla delega in bianco, ad accontentarsi delle elemosine (quando ci sono!) perché c’è la crisi, ecc., ma si tratta comunque di una bella “forza”: al servizio di chi?
Dobbiamo ricordare tutti i contratti nazionali firmati da questi signori, le leggi che lasciano passare, o che preparano per i governi di turno?
Dobbiamo ricordare, come fanno notare i padroni, che in contrasto con quanto affermano sugli accordi separati hanno già contato circa 121 schemi di accordi locali unitari?
Dobbiamo ricordare quanti soldi, a parte quelli tolti dalle tasche dei lavoratori con le deleghe, incassano dalla Stato per ogni tipo di “servizio”?
Dobbiamo ricordare che la parola “concertazione” che amano tanto significa di fatto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ma che produce carriere sfolgoranti per i concertatori?
Tutto questo viene chiamato riformismo, e la Cgil, in particolare, ne va fiera; questo riformismo, parte integrante dell’attuale sistema sociale, viene diffuso tra i lavoratori e le masse in generale da migliaia e migliaia di delegati a tempo pieno; si tratta di un’arma potente di propaganda di fatto che si mette al servizio del governo di turno per consolidare comunque il potere esistente!
La risposta di una parte di lavoratori negli anni è stata quella di abbandonare questo sindacato confederale e costruire nuovi organismi di difesa salariale e del posto di lavoro. E questa è una parte del lavoro necessario per strappare fette di lavoratori all’influenza diretta della borghesia.
Bene, se la cgil, per fare l’esempio del sindacato “vicino ai lavoratori”, è tutto questo, come si fa a dire più o meno apertamente che bisogna stare nella cgil o fare la lotta dentro la cgil? Stiamo parlando di coloro che si definiscono comunisti, maoisti, “rivoluzionari” del carc, ma anche di quelli che si definiscono comunisti “marxisti-leninisti”, che anche loro, come molti lavoratori iscritti alla cgil, probabilmente sono in attesa del miracolo… che qualcuno al posto loro risolva i problemi della lotta di classe, della lotta per il potere!
Dobbiamo ricordare tutti i contratti nazionali firmati da questi signori, le leggi che lasciano passare, o che preparano per i governi di turno?
Dobbiamo ricordare, come fanno notare i padroni, che in contrasto con quanto affermano sugli accordi separati hanno già contato circa 121 schemi di accordi locali unitari?
Dobbiamo ricordare quanti soldi, a parte quelli tolti dalle tasche dei lavoratori con le deleghe, incassano dalla Stato per ogni tipo di “servizio”?
Dobbiamo ricordare che la parola “concertazione” che amano tanto significa di fatto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ma che produce carriere sfolgoranti per i concertatori?
Tutto questo viene chiamato riformismo, e la Cgil, in particolare, ne va fiera; questo riformismo, parte integrante dell’attuale sistema sociale, viene diffuso tra i lavoratori e le masse in generale da migliaia e migliaia di delegati a tempo pieno; si tratta di un’arma potente di propaganda di fatto che si mette al servizio del governo di turno per consolidare comunque il potere esistente!
La risposta di una parte di lavoratori negli anni è stata quella di abbandonare questo sindacato confederale e costruire nuovi organismi di difesa salariale e del posto di lavoro. E questa è una parte del lavoro necessario per strappare fette di lavoratori all’influenza diretta della borghesia.
Bene, se la cgil, per fare l’esempio del sindacato “vicino ai lavoratori”, è tutto questo, come si fa a dire più o meno apertamente che bisogna stare nella cgil o fare la lotta dentro la cgil? Stiamo parlando di coloro che si definiscono comunisti, maoisti, “rivoluzionari” del carc, ma anche di quelli che si definiscono comunisti “marxisti-leninisti”, che anche loro, come molti lavoratori iscritti alla cgil, probabilmente sono in attesa del miracolo… che qualcuno al posto loro risolva i problemi della lotta di classe, della lotta per il potere!
Uno stralcio relazione del 27 febbraio 2010
Questo è un stralcio della relazione fatta in una riunione di proletari comunisti il 27 febbraio scorso, che sarebbe stata materia del numero di marzo di proletari comunisti, che poi per ragioni politico-editoriali non è uscito.
Ci pare interessante pubblicarla per far conoscere ai compagni qual è stato sostanzialmente la nostra posizione in questo mese in riferimento a situazione politica ed elezioni.
Ne conserviamo la forma informale e sommaria, compreso le eventuali imprecisioni, per rendere comunque semplice e lineare la lettura
PUNTO SULLA SITUAZIONE IMMEDIATA
Sulla situazione politica- accentuarsi della crisi del governo, soprattutto delle caratteristiche della crisi intrecciate con le questioni morali; mentre vi è una sostanziale tenuta del governo sul piano economico-sociale nonostante gli effetti della crisi sulle masse.
Le elezioni regionali rischiano di essere un segnale negativo per il governo, per il peso della crisi politico-morale, sia per gli effetti della crisi economica (che non trovando sfogo nel movimento di lotta, possono presentarsi a livello elettorale).
Carattere regionale del voto, lo liberalizza, rispetto al voto politico (il voto amministrativo va di solito peggio per il governo). Il governo dovrebbe avere un calo elettorale. Per questo il governo cercherà in questo mese di rimontare, usando il sistema da regime: buttarla in “caciara” – “tutti corrotti, nessun corrotto; massimo controllo sui mass media e segnali per recuperare i voti dei corrotti, malavita organizzata ecc., stornare l'attenzione delle masse, "scatenare la guerra tra poveri” con uso della sempre valida arma: immigrati/razzismo, anche uso del “terrorismo”, nel tentativo esplicito di contenere gli effetti della crisi morale, politica ed economica ed evitare una caduta elettorale.
Principale alleato del governo è l'opposizione parlamentare che nella sua componente maggioritaria si sposta verso il governo, vedi Casini, PD, la cui nuova segreteria cerca di “volare alto” per coprire una politica bassa, per rientrare nel gioco e sperare in aiuti da parte dei poteri forti.
L'opposizione ha visto indebolire la funzione di Di Pietro, che ha attenuato la linea al suo congresso e ha indebolito quello spostamento su Di Pietro dell'opposizione ex parlamentare. Così non aumenta i suoi voti a destra e perde parte i voti a sinistra, area lavoratori che guardava Di Pietro come capo della sinistra. Comunque, il partito di Di Pietro dovrebbe registrare una crescita
L'unico “partito” in crescita può essere l'astensionismo, che può unire al precedente astensionismo operaio, quello intellettual-democratico (che perde fiducia nel “voto utile”) e quello dell'elettorato sbandato del centro destra, anche se bisogna tener conto che nelle regionali il voto è condizionato dalla miriade di candidati locali e le conseguenti clientele e parentele che vanno a votare:
La situazione attuale sarebbe una condizione ideale per i comunisti e la sinistra di opposizione, ma purtroppo coloro che si dicono comunisti vanno più indietro dello stadio precedente, la loro confusione sia tattica che strategica sembra accentuarsi; la sinistra di opposizione non avendo cambiato nulla, cercando in maniera patetica di restare a galla, collassa – anche molti candidati di questa sinistra sono impresentabili.
Anche questo però può essere una condizione favorevole perché è nella crisi della falsa sinistra che si può costruire il partito comunista di tipo nuovo, una vera opposizione proletaria ... Quindi l'attenzione dei comunisti autentici non deve essere diretta a forme di "unità a sinistra", ma all'aperta contrapposizione al governo e parlare al popolo astensionista; chiarezza nella denuncia radicale di governo e falsa opposizione, provare a fare di più sul terreno dell'astensionismo proletario e democratico.
Questo lavoro lo già stiamo facendo, nel mese elettorale deve avere anche ulteriori sviluppi.
“La lotta e non il voto” vale quando e lì dove le masse sono effettivamente in lotta, ma chi lotta in Italia su questo sono ancora in pochi (fabbriche che stanno resistendo ai licenziamenti, disoccupati in città del sud, resistenze degli immigrati, NO Tav, ecc.).
Nelle altre realtà, la prima forma di lotta è il “NO al voto”;
Questa è una delle forme di lotta. Generalizziamo le esperienze avanzate.
La ns lotta di posizione è soprattutto nell'ambito della sinistra sul piano ideologico e politico.
Non ci inventiamo delle lotte nuove, bastano quelle che ci sono. Dobbiamo essere più visibili anche con la propaganda. Dobbiamo stare dalla parte di tutto ciò che disturba il manovratore, in maniera politica di pro, perché questo definisce meglio la ns identità, raccoglie il disagio e la ribellione e ci dà visibilità. Sosteniamo tutte le forme di lotta e tutti i contenuti politici che fuoriescono dai limiti della democrazia borghese . La crisi morale e politica di questo governo e di questo Stato fa sì che la democrazia borghese e le elezioni sempre più non meritino rispetto, perché difendono questo sistema dello sfruttamento e sono immorali, corrotte. In questo senso la ns è una campagna di pro, tramite la pro noi spieghiamo, e questo usando anche la Costituzione.
Su questo ci deve essere sintonia tra la ns linea e la pratica dei nostri compagni nelle sedi e questa a volte non è adeguata, noi non siamo quelli che dicono una cosa e poi ne fanno un'altra quello che diciamo lo facciamo.. bisogna migliorare il ns lavoro da subito...
proletari comunisti
27-2-2010
Ci pare interessante pubblicarla per far conoscere ai compagni qual è stato sostanzialmente la nostra posizione in questo mese in riferimento a situazione politica ed elezioni.
Ne conserviamo la forma informale e sommaria, compreso le eventuali imprecisioni, per rendere comunque semplice e lineare la lettura
PUNTO SULLA SITUAZIONE IMMEDIATA
Sulla situazione politica- accentuarsi della crisi del governo, soprattutto delle caratteristiche della crisi intrecciate con le questioni morali; mentre vi è una sostanziale tenuta del governo sul piano economico-sociale nonostante gli effetti della crisi sulle masse.
Le elezioni regionali rischiano di essere un segnale negativo per il governo, per il peso della crisi politico-morale, sia per gli effetti della crisi economica (che non trovando sfogo nel movimento di lotta, possono presentarsi a livello elettorale).
Carattere regionale del voto, lo liberalizza, rispetto al voto politico (il voto amministrativo va di solito peggio per il governo). Il governo dovrebbe avere un calo elettorale. Per questo il governo cercherà in questo mese di rimontare, usando il sistema da regime: buttarla in “caciara” – “tutti corrotti, nessun corrotto; massimo controllo sui mass media e segnali per recuperare i voti dei corrotti, malavita organizzata ecc., stornare l'attenzione delle masse, "scatenare la guerra tra poveri” con uso della sempre valida arma: immigrati/razzismo, anche uso del “terrorismo”, nel tentativo esplicito di contenere gli effetti della crisi morale, politica ed economica ed evitare una caduta elettorale.
Principale alleato del governo è l'opposizione parlamentare che nella sua componente maggioritaria si sposta verso il governo, vedi Casini, PD, la cui nuova segreteria cerca di “volare alto” per coprire una politica bassa, per rientrare nel gioco e sperare in aiuti da parte dei poteri forti.
L'opposizione ha visto indebolire la funzione di Di Pietro, che ha attenuato la linea al suo congresso e ha indebolito quello spostamento su Di Pietro dell'opposizione ex parlamentare. Così non aumenta i suoi voti a destra e perde parte i voti a sinistra, area lavoratori che guardava Di Pietro come capo della sinistra. Comunque, il partito di Di Pietro dovrebbe registrare una crescita
L'unico “partito” in crescita può essere l'astensionismo, che può unire al precedente astensionismo operaio, quello intellettual-democratico (che perde fiducia nel “voto utile”) e quello dell'elettorato sbandato del centro destra, anche se bisogna tener conto che nelle regionali il voto è condizionato dalla miriade di candidati locali e le conseguenti clientele e parentele che vanno a votare:
La situazione attuale sarebbe una condizione ideale per i comunisti e la sinistra di opposizione, ma purtroppo coloro che si dicono comunisti vanno più indietro dello stadio precedente, la loro confusione sia tattica che strategica sembra accentuarsi; la sinistra di opposizione non avendo cambiato nulla, cercando in maniera patetica di restare a galla, collassa – anche molti candidati di questa sinistra sono impresentabili.
Anche questo però può essere una condizione favorevole perché è nella crisi della falsa sinistra che si può costruire il partito comunista di tipo nuovo, una vera opposizione proletaria ... Quindi l'attenzione dei comunisti autentici non deve essere diretta a forme di "unità a sinistra", ma all'aperta contrapposizione al governo e parlare al popolo astensionista; chiarezza nella denuncia radicale di governo e falsa opposizione, provare a fare di più sul terreno dell'astensionismo proletario e democratico.
Questo lavoro lo già stiamo facendo, nel mese elettorale deve avere anche ulteriori sviluppi.
“La lotta e non il voto” vale quando e lì dove le masse sono effettivamente in lotta, ma chi lotta in Italia su questo sono ancora in pochi (fabbriche che stanno resistendo ai licenziamenti, disoccupati in città del sud, resistenze degli immigrati, NO Tav, ecc.).
Nelle altre realtà, la prima forma di lotta è il “NO al voto”;
Questa è una delle forme di lotta. Generalizziamo le esperienze avanzate.
La ns lotta di posizione è soprattutto nell'ambito della sinistra sul piano ideologico e politico.
Non ci inventiamo delle lotte nuove, bastano quelle che ci sono. Dobbiamo essere più visibili anche con la propaganda. Dobbiamo stare dalla parte di tutto ciò che disturba il manovratore, in maniera politica di pro, perché questo definisce meglio la ns identità, raccoglie il disagio e la ribellione e ci dà visibilità. Sosteniamo tutte le forme di lotta e tutti i contenuti politici che fuoriescono dai limiti della democrazia borghese . La crisi morale e politica di questo governo e di questo Stato fa sì che la democrazia borghese e le elezioni sempre più non meritino rispetto, perché difendono questo sistema dello sfruttamento e sono immorali, corrotte. In questo senso la ns è una campagna di pro, tramite la pro noi spieghiamo, e questo usando anche la Costituzione.
Su questo ci deve essere sintonia tra la ns linea e la pratica dei nostri compagni nelle sedi e questa a volte non è adeguata, noi non siamo quelli che dicono una cosa e poi ne fanno un'altra quello che diciamo lo facciamo.. bisogna migliorare il ns lavoro da subito...
proletari comunisti
27-2-2010
VOTA ANTONIO!
Nessuno ha messo più impegno in questa campagna elettorale del Partito dei Carc!
Tantissimi lavoratori, lavoratrici, disoccupati, ma anche gente con un po' di sale in testa, al di là di tutto, denunciano come queste elezioni siano diventate un'illegalità organizzata, in deroga alle stesse leggi della democrazia borghese, tanto che anche organizzazioni fautrici dell'elettoralismo non stanno partecipando.
E' stata fatta dai partiti di governo, Berlusconi in testa, una campagna elettorale da fare invidia ai regimi più reazionari dei paesi oppressi, che farebbe venir meno qualsiasi velleità, anche onesta, di utilizzare le elezioni come arena politica. Non solo, molti settori di operai, lavoratori, precari, disoccupati in lotta, realtà territoriali in lotta, ecc. stanno dicendo apertamente che non voteranno perché solo in questo modo, e non con una "croce", la loro protesta, la loro voce, può arrivare anche nel "teatrino della politica" e per chi, come i Carc, si dice comunista e anche maoista, e dovrebbe essere in sintonia con le masse, almeno questo dovrebbe essere un argomento convincente ...
MA L'IMPEGNO ELETTORALE DEI CARC NON DEMORDE ED E' PIU' FORTE DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO! (tanto per il "socialismo" bastano i lunghi documenti, i bei programmi...). E, PIU' REALISTI DEL RE, COME UN BUON PARTITO CHE SI RISPETTI, AGLI ELETTORI INDICANO ANCHE CHI, I NOMI DEI CANDIDATI DA VOTARE
- segue vademecum:
"... il Partito dei CARC chiama i propri militanti, collaboratori e simpatizzanti a fare una decisa e attiva propaganda e a votare e far votare per le seguenti liste e candidati
- in Piemonte, in Veneto, in Emilia-Romagna e in Campania: il Movimento Cinque Stelle; dove non è presente i candidati della Federazione della Sinistra, e in seconda battuta di SEL, espressione, rappresentanti e portavoce di quegli organismi popolari impegnati nelle lotte contro la crisi economica,
politica e ambientale o comunque più apertamente schierati in sostegno di esse;
- in Lombardia: a Milano Luciana Pellegreffi, candidata indipendente della Federazione della Sinistra; a Varese Ada Salerno della FdS; a Bergamo, Brescia, Monza-Brianza e nelle altre province il Movimento Cinque Stelle;
- in Liguria, in Toscana, in Umbria e in Basilicata: i candidati della FdS, e in seconda battuta di SEL (secondo i criteri sopra indicati);
- nelle Marche: i candidati della lista FdS/SEL;
- in Lazio: la Rete dei cittadini (dove non è presente i candidati della FdS e, in seconda battuta, di SEL);
- in Puglia: a Lecce Rosario Attanasio e Sergio Starace, candidati come indipendenti nella lista del PdAC, esponenti del Collettivo Iqbal Masiq impegnato attivamente nelle battaglie contro la crisi dei padroni;
nella altre province i candidati della FdS;
- in Calabria: i candidati dell’Italia dei Valori, che è la forza con una posizione più coerente e decisa contro il malaffare e in difesa dell’ambiente (in particolare contro il Ponte sullo Stretto)...".
SCOMMETTIAMO CHE COSI' ANCHE IL PARTITO DEI CARC, POTRA' DIRE LUNEDI', COME QUALSIASI ALTRO PARTITO BORGHESE, DI AVER OTTENUTO UNA VITTORIA ELETTORALE?!
Fannyhill.
Tantissimi lavoratori, lavoratrici, disoccupati, ma anche gente con un po' di sale in testa, al di là di tutto, denunciano come queste elezioni siano diventate un'illegalità organizzata, in deroga alle stesse leggi della democrazia borghese, tanto che anche organizzazioni fautrici dell'elettoralismo non stanno partecipando.
E' stata fatta dai partiti di governo, Berlusconi in testa, una campagna elettorale da fare invidia ai regimi più reazionari dei paesi oppressi, che farebbe venir meno qualsiasi velleità, anche onesta, di utilizzare le elezioni come arena politica. Non solo, molti settori di operai, lavoratori, precari, disoccupati in lotta, realtà territoriali in lotta, ecc. stanno dicendo apertamente che non voteranno perché solo in questo modo, e non con una "croce", la loro protesta, la loro voce, può arrivare anche nel "teatrino della politica" e per chi, come i Carc, si dice comunista e anche maoista, e dovrebbe essere in sintonia con le masse, almeno questo dovrebbe essere un argomento convincente ...
MA L'IMPEGNO ELETTORALE DEI CARC NON DEMORDE ED E' PIU' FORTE DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO! (tanto per il "socialismo" bastano i lunghi documenti, i bei programmi...). E, PIU' REALISTI DEL RE, COME UN BUON PARTITO CHE SI RISPETTI, AGLI ELETTORI INDICANO ANCHE CHI, I NOMI DEI CANDIDATI DA VOTARE
- segue vademecum:
"... il Partito dei CARC chiama i propri militanti, collaboratori e simpatizzanti a fare una decisa e attiva propaganda e a votare e far votare per le seguenti liste e candidati
- in Piemonte, in Veneto, in Emilia-Romagna e in Campania: il Movimento Cinque Stelle; dove non è presente i candidati della Federazione della Sinistra, e in seconda battuta di SEL, espressione, rappresentanti e portavoce di quegli organismi popolari impegnati nelle lotte contro la crisi economica,
politica e ambientale o comunque più apertamente schierati in sostegno di esse;
- in Lombardia: a Milano Luciana Pellegreffi, candidata indipendente della Federazione della Sinistra; a Varese Ada Salerno della FdS; a Bergamo, Brescia, Monza-Brianza e nelle altre province il Movimento Cinque Stelle;
- in Liguria, in Toscana, in Umbria e in Basilicata: i candidati della FdS, e in seconda battuta di SEL (secondo i criteri sopra indicati);
- nelle Marche: i candidati della lista FdS/SEL;
- in Lazio: la Rete dei cittadini (dove non è presente i candidati della FdS e, in seconda battuta, di SEL);
- in Puglia: a Lecce Rosario Attanasio e Sergio Starace, candidati come indipendenti nella lista del PdAC, esponenti del Collettivo Iqbal Masiq impegnato attivamente nelle battaglie contro la crisi dei padroni;
nella altre province i candidati della FdS;
- in Calabria: i candidati dell’Italia dei Valori, che è la forza con una posizione più coerente e decisa contro il malaffare e in difesa dell’ambiente (in particolare contro il Ponte sullo Stretto)...".
SCOMMETTIAMO CHE COSI' ANCHE IL PARTITO DEI CARC, POTRA' DIRE LUNEDI', COME QUALSIASI ALTRO PARTITO BORGHESE, DI AVER OTTENUTO UNA VITTORIA ELETTORALE?!
Fannyhill.
sabato 27 marzo 2010
Coraggio e verità
0ggi vi è stata la commemorazione dell'economista Ezio Tarantelli, nell'anniversario della sua uccisione ad opera delle Brigate Rosse.
Il governatore della Banca d'Italia Draghi ha fatto due affermazioni - televideo 26 marzo ore 13.45 - che meritano di essere commentate.
Egli ha detto che Tarantelli ha avuto "il coraggio di difendere la verità anche da solo".
Speriamo che Draghi e lor signori permettano anche ad altri che non siano appartenenti alla stessa classe dominante di avere "il coraggio di difendere la verità" anche quando questa appare diversa dalla vulgata di stato, governi, mass media, sull'argomento.
Draghi ha sottolineato il ruolo fondamentale avuto da Tarantelli nel "costruire il clima che portò gli italiani ad abbandonare la scala mobile".
A parte il fatto che non furono gli "italiani" ad abbandonare la scala mobile ma il governo Craxi, sostenuto da gran parte dei sindacati confederali, ad abolirla, mentre la gran parte degli operai e lavoratori italiani non volevano certo abbandonare questo utile strumento di difesa del salario, si può vedere a distanza di anni a chi ha giovato quella scelta ?
Essa ha permesso lauti profitti per anni ai padroni italiani e una pesantissima perdita dei salari degli operai e lavoratori, massimamente impoveriti e precipitati agli ultimi posti nella classifica dei salari nelle economie capitalistiche più sviluppate.
Essa ha fatto sì che le condizioni di vita e di lavoro si siano massimamente
deteriorate e che questo si sia riflesso in tutti i campi della vita sociale, familiare, sanitaria dei lavoratori.
Essa ha permesso che la tenuta del capitalismo italiano nel mercato mondiale sia stata scaricata sui lavoratori e le loro famiglie.
Quindi, questa scelta a cui Tarantelli, per bocca di Draghi, ha molto contribuito è stata la scelta di un servo dei padroni, di chi ha messo le proprie qualità e studi al servizio di una parte della società contro l'altra.
Così Tarantelli ha partecipato attivamente alla lotta di classe dalla parte dei padroni, divenendo obbiettivamente un nemico della classe operaia e dei lavoratori.
Per questo, se nel cuore e nella mente dei padroni, del loro stato, dei loro governi, dei loro partiti e dirigenti sindacali può essere ricordato come una vittima, nel cuore e la ragione degli operai e lavoratori coscienti, egli è stato più una sorta di "carnefice" civile, partecipante a quella macelleria sociale che sono state le condizioni salariali e di lavoro dei lavoratori in questi anni.
Certo Tarantelli ha avuto poi altri eredi dello stesso segno e dello stesso ruolo, fino a Biagi e la sua legge, ad esempio.
Questo però serve al movimento operaio e comunista a capire, e a noi ad affermare con chiarezza, che colpire un singolo esponente della classe dominante non è la strada giusta per liberarsi delle politiche della classe dominante e della classe dominante stessa.
Quello che serve è costruire le condizioni per una rivoluzione politica e sociale di massa che liberi la classe operaia e le masse popolari dall'intera classe dominante e dal sistema capitalista, se si vuol scongiurare tante altre abolizioni di scale mobili, altre leggi Biagi e, oggi, leggi che puntano all'abolizione dello statuto dei lavoratori ecc.
proletari comunisti
26-3-2010
Il governatore della Banca d'Italia Draghi ha fatto due affermazioni - televideo 26 marzo ore 13.45 - che meritano di essere commentate.
Egli ha detto che Tarantelli ha avuto "il coraggio di difendere la verità anche da solo".
Speriamo che Draghi e lor signori permettano anche ad altri che non siano appartenenti alla stessa classe dominante di avere "il coraggio di difendere la verità" anche quando questa appare diversa dalla vulgata di stato, governi, mass media, sull'argomento.
Draghi ha sottolineato il ruolo fondamentale avuto da Tarantelli nel "costruire il clima che portò gli italiani ad abbandonare la scala mobile".
A parte il fatto che non furono gli "italiani" ad abbandonare la scala mobile ma il governo Craxi, sostenuto da gran parte dei sindacati confederali, ad abolirla, mentre la gran parte degli operai e lavoratori italiani non volevano certo abbandonare questo utile strumento di difesa del salario, si può vedere a distanza di anni a chi ha giovato quella scelta ?
Essa ha permesso lauti profitti per anni ai padroni italiani e una pesantissima perdita dei salari degli operai e lavoratori, massimamente impoveriti e precipitati agli ultimi posti nella classifica dei salari nelle economie capitalistiche più sviluppate.
Essa ha fatto sì che le condizioni di vita e di lavoro si siano massimamente
deteriorate e che questo si sia riflesso in tutti i campi della vita sociale, familiare, sanitaria dei lavoratori.
Essa ha permesso che la tenuta del capitalismo italiano nel mercato mondiale sia stata scaricata sui lavoratori e le loro famiglie.
Quindi, questa scelta a cui Tarantelli, per bocca di Draghi, ha molto contribuito è stata la scelta di un servo dei padroni, di chi ha messo le proprie qualità e studi al servizio di una parte della società contro l'altra.
Così Tarantelli ha partecipato attivamente alla lotta di classe dalla parte dei padroni, divenendo obbiettivamente un nemico della classe operaia e dei lavoratori.
Per questo, se nel cuore e nella mente dei padroni, del loro stato, dei loro governi, dei loro partiti e dirigenti sindacali può essere ricordato come una vittima, nel cuore e la ragione degli operai e lavoratori coscienti, egli è stato più una sorta di "carnefice" civile, partecipante a quella macelleria sociale che sono state le condizioni salariali e di lavoro dei lavoratori in questi anni.
Certo Tarantelli ha avuto poi altri eredi dello stesso segno e dello stesso ruolo, fino a Biagi e la sua legge, ad esempio.
Questo però serve al movimento operaio e comunista a capire, e a noi ad affermare con chiarezza, che colpire un singolo esponente della classe dominante non è la strada giusta per liberarsi delle politiche della classe dominante e della classe dominante stessa.
Quello che serve è costruire le condizioni per una rivoluzione politica e sociale di massa che liberi la classe operaia e le masse popolari dall'intera classe dominante e dal sistema capitalista, se si vuol scongiurare tante altre abolizioni di scale mobili, altre leggi Biagi e, oggi, leggi che puntano all'abolizione dello statuto dei lavoratori ecc.
proletari comunisti
26-3-2010
Boicottaggio elezioni a Taranto
Boicottaggio delle elezioni a Taranto
La campagna di massa lanciata da proletari comunisti, sostenuta autonomamente dallo slai cobas per il sindacato di classe, a Taranto è stata davvero ampia e ha raggiunto tutti i settori della classe operaia e delle masse popolari.
Non è stata affatto una generica campagna astensionista ma una vera iniziativa di lotta, partita dai Disoccupati Organizzati, che, con lo striscione "niente lavoro niente voto", ha toccato, oltre che i disoccupati, i quartieri più disagiati
della città ed è apparsa per questo diverse volte nei telegiornali locali.
Subito dopo sono stati gli operai Ilva somministrati licenziati, 750 che
hanno partecipato ad assemblee sindacali cgil-cisl-uil e qui invitato massicciamente alla protesta del voto. Anche in questo caso la stampa locale ha dovuto dare molto spazio alla campagna, che è arrivata in fabbrica e sul territorio a Taranto e provincia - dove altre realtà hanno protestato in questo modo.
proletari comunisti ha deciso di dare vita a un giornalino locale, U' Vurp, che ha amplificato con denuncia e ironia il messaggio che così è arrivato nei bar, nei luoghi di ritrovo, diffuso capillarmente ovunque.
Infine, un massiccio volantinaggio fatto da numerosi compagni operai, disoccupati, ha battuto a tappeto le fabbriche Ilva, dando un ulteriore sostegno e orientamento politico al comportamento spontaneo delle masse operaie.
Il boicottaggio così è divenuto di fatto un orientamento operaio e popolare di massa,
un modo attivo di fare politica del proletariato alternativo alla demagogia dei candidati e alla povertà politica e sociale della falsa sinistra.
In questo senso da Taranto viene una indicazione che va estesa e generalizzata.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
slai cobas per il sindacato di classe
cobasta@fastwebnet.it
27-3-2010
La campagna di massa lanciata da proletari comunisti, sostenuta autonomamente dallo slai cobas per il sindacato di classe, a Taranto è stata davvero ampia e ha raggiunto tutti i settori della classe operaia e delle masse popolari.
Non è stata affatto una generica campagna astensionista ma una vera iniziativa di lotta, partita dai Disoccupati Organizzati, che, con lo striscione "niente lavoro niente voto", ha toccato, oltre che i disoccupati, i quartieri più disagiati
della città ed è apparsa per questo diverse volte nei telegiornali locali.
Subito dopo sono stati gli operai Ilva somministrati licenziati, 750 che
hanno partecipato ad assemblee sindacali cgil-cisl-uil e qui invitato massicciamente alla protesta del voto. Anche in questo caso la stampa locale ha dovuto dare molto spazio alla campagna, che è arrivata in fabbrica e sul territorio a Taranto e provincia - dove altre realtà hanno protestato in questo modo.
proletari comunisti ha deciso di dare vita a un giornalino locale, U' Vurp, che ha amplificato con denuncia e ironia il messaggio che così è arrivato nei bar, nei luoghi di ritrovo, diffuso capillarmente ovunque.
Infine, un massiccio volantinaggio fatto da numerosi compagni operai, disoccupati, ha battuto a tappeto le fabbriche Ilva, dando un ulteriore sostegno e orientamento politico al comportamento spontaneo delle masse operaie.
Il boicottaggio così è divenuto di fatto un orientamento operaio e popolare di massa,
un modo attivo di fare politica del proletariato alternativo alla demagogia dei candidati e alla povertà politica e sociale della falsa sinistra.
In questo senso da Taranto viene una indicazione che va estesa e generalizzata.
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
slai cobas per il sindacato di classe
cobasta@fastwebnet.it
27-3-2010
venerdì 26 marzo 2010
Fuoco fatuo
A queste elezioni ci mancava anche la pagliacciata di Calderoli-Nerone/Petrolini che, armato di scure in una mano e lanciafiamme dall'altra, s'intravede tra le fiamme mentre mette al rogo le leggi inutili della storia del diritto borghese in Italia. Ci mancava ...e l'abbiamo avuta! Abbiamo visto anche questo dal personale politico di questo governo.
In quella sceneggiata virtuale del rogo di carta straccia c'è stata la rappresentazione della volontà sovversiva del governo Berlusconi di candidarsi come migliore governo per i padroni che punta alla trasformazione dello stato in senso fascista. Domani sarà la volta di Costituzione e Statuto dei Lavoratori, di norme antisciopero...
In quegli scatoloni non c'erano di certo tutte le leggi-porcate ad personam, la babele di norme incomprensibili delle leggi milleproroghe, quelle a favore di evasori e corrotti, quelle repressive contro le lotte sociali e quelle contro magistrati e giornalisti, così come non c'erano quelle che in tutti questi anni hanno peggiorato le condizioni di vita e di lavoro degli operai e delle masse popolari, e non c'erano le norme naziste antiimigrati, le milizie volontarie.
Il Corriere della sera ha calcolato in 124 tomi da 500 pagine ciascuno i soli decreti del governo Berlusconi in questa legislatura.
Lo Stato borghese così si prepara a "semplificare" il suo potere (ha creato un ministero apposta, quello delle "semplificazioni", e lo ha affidato al "semplice" padano Calderoli), mentre svuota il parlamento, zittisce magistrati e giornalisti scomodi, usa i mass media in funzione autopropagandista.
Un blocco sociale di settori di padronato, affaristi, finanzieri, corrotti, criminali, bottegai e chiesa di ratzinger si è formata attorno all'asse Pdl-Lega per dare l'affondo alle tradizionali forme dei poteri nelle democrazie borghesi che fino ad adesso hanno mistificato la vera natura della dittatura di classe. In Italia il processo di centralizzazione dei poteri dello stato non può che assumere la sostanza fascista e il presidenzialismo può essere la sua forma. Ma un presidenzialismo che non avrà niente a che fare con gli USA o l'Europa.
L'attuale comitato d'affari dei padroni, il governo Berlusconi, ha già "semplificato" la tripartizione dei poteri della democrazia liberale riducendoli ad uno, nella persona del presidente del consiglio. L'esecutivo ed il legislativo sono già nelle sue mani ma ha bisogno di allineare anche quello giudiziario.
La costruzione del regime procede incalzante e l'opposizione democratica e liberale (ma anche quella della sinistra ex parlamentare), eccetto pochissimi casi, farfuglia e resta impotente. I sindacati confederali sono quelli di regime, neocorporativo, con la sola anomalia della fiom da piegare. I sindacati di base non comprendono la natura di questo governo mettendosi sempre di più ai margini della lotta di classe.
Il terreno della lotta politica è decisivo per il proletariato, quì si matura la sua indipendenza dalla sinistra borghese e piccoloborghese. Alle elezioni deve crescere sempre più il protagonismo organizzato dei proletari, nelle forme del boicottaggio attivo alle elezioni per riprendere nelle nostre mani le scelte che ci riguardano (in Francia il 53% di astensioni ha fatto cadere Sarkozy). E soprattutto dobbiamo impegnare le nostre energie per costruire un nuovo partito della classe operaia, il partito comunista, che è la forma organizzata della sua autonomia che polarizza lo scontro di classe e che dimostrerà che quello di Calderoli e del suo governo, così come qualsiasi governo dei padroni, è solo un fuoco fatuo, la fiammella prodotta dalla decomposizione dei cadaveri nei cimiteri.
26/03/2010
Proletari comunisti
prolcomra@gmail.com
In quella sceneggiata virtuale del rogo di carta straccia c'è stata la rappresentazione della volontà sovversiva del governo Berlusconi di candidarsi come migliore governo per i padroni che punta alla trasformazione dello stato in senso fascista. Domani sarà la volta di Costituzione e Statuto dei Lavoratori, di norme antisciopero...
In quegli scatoloni non c'erano di certo tutte le leggi-porcate ad personam, la babele di norme incomprensibili delle leggi milleproroghe, quelle a favore di evasori e corrotti, quelle repressive contro le lotte sociali e quelle contro magistrati e giornalisti, così come non c'erano quelle che in tutti questi anni hanno peggiorato le condizioni di vita e di lavoro degli operai e delle masse popolari, e non c'erano le norme naziste antiimigrati, le milizie volontarie.
Il Corriere della sera ha calcolato in 124 tomi da 500 pagine ciascuno i soli decreti del governo Berlusconi in questa legislatura.
Lo Stato borghese così si prepara a "semplificare" il suo potere (ha creato un ministero apposta, quello delle "semplificazioni", e lo ha affidato al "semplice" padano Calderoli), mentre svuota il parlamento, zittisce magistrati e giornalisti scomodi, usa i mass media in funzione autopropagandista.
Un blocco sociale di settori di padronato, affaristi, finanzieri, corrotti, criminali, bottegai e chiesa di ratzinger si è formata attorno all'asse Pdl-Lega per dare l'affondo alle tradizionali forme dei poteri nelle democrazie borghesi che fino ad adesso hanno mistificato la vera natura della dittatura di classe. In Italia il processo di centralizzazione dei poteri dello stato non può che assumere la sostanza fascista e il presidenzialismo può essere la sua forma. Ma un presidenzialismo che non avrà niente a che fare con gli USA o l'Europa.
L'attuale comitato d'affari dei padroni, il governo Berlusconi, ha già "semplificato" la tripartizione dei poteri della democrazia liberale riducendoli ad uno, nella persona del presidente del consiglio. L'esecutivo ed il legislativo sono già nelle sue mani ma ha bisogno di allineare anche quello giudiziario.
La costruzione del regime procede incalzante e l'opposizione democratica e liberale (ma anche quella della sinistra ex parlamentare), eccetto pochissimi casi, farfuglia e resta impotente. I sindacati confederali sono quelli di regime, neocorporativo, con la sola anomalia della fiom da piegare. I sindacati di base non comprendono la natura di questo governo mettendosi sempre di più ai margini della lotta di classe.
Il terreno della lotta politica è decisivo per il proletariato, quì si matura la sua indipendenza dalla sinistra borghese e piccoloborghese. Alle elezioni deve crescere sempre più il protagonismo organizzato dei proletari, nelle forme del boicottaggio attivo alle elezioni per riprendere nelle nostre mani le scelte che ci riguardano (in Francia il 53% di astensioni ha fatto cadere Sarkozy). E soprattutto dobbiamo impegnare le nostre energie per costruire un nuovo partito della classe operaia, il partito comunista, che è la forma organizzata della sua autonomia che polarizza lo scontro di classe e che dimostrerà che quello di Calderoli e del suo governo, così come qualsiasi governo dei padroni, è solo un fuoco fatuo, la fiammella prodotta dalla decomposizione dei cadaveri nei cimiteri.
26/03/2010
Proletari comunisti
prolcomra@gmail.com
Dall'Aquila a Giampilieri, Scaletta Zanclea lo spettacolo non dura in eterno...
Da quel maledetto 1 ottobre in cui, a causa delle fortissime piogge, valanghe di fango crollarono giù dalla montagna sovrastante Giampilieri, Scaletta Zanclea e altri paesini in provincia di Messina, distruggendo abitazioni e strade e causando centinaia di morti e feriti, nonostante gli altisonanti proclami di governo e istituzioni da Berlusconi al Presidente della Regione Siciliana Lombardo, dal Sindaco del Comune di Messina a Bertolaso della Protezione Civile e chi più ne ha più ne metta, oggi a distanza di circa 5 mesi, circa la ricostruzione delle case distrutte, circa la riparazione di quelle danneggiate ma soprattutto riguardo la messa in sicurezza della montagna che sovrasta i paesi colpiti, che interamente sfregiata da anni e anni di continui e scellerati disboscamenti è sempre lì minacciosa a riversare nuovo fango in caso di nuovi forti temporali, gli sfollati dei paesi colpiti sono ancora a bocca asciutta,
Berlusconi dopo l’unica visita nei giorni della tragedia praticamente non si è fatto più vedere.
I primi fondi stanziati, 60 milioni di euro, assolutamente insufficienti per far fronte ai gravi danneggiamenti ma sicuramente “sufficienti” per Berlusconi, Lombardo e company “per mettersi in fretta la coscienza a posto” dinanzi ai tanti morti e feriti, sono stati impegnati per lo più per il pagamento degli alberghi che ospitano gli sfollati e per pagare gli straordinari alle forze dell’ordine per il controllo dei territori colpiti, si sa! il governo deve essere pronto a reprimere ogni eventuale e pericoloso moto di ribellione popolare.
Per i mesi a seguire invece da parte di governo e istituzioni solo belle parole, proposte, programmi sempre rinviati e finora non messi in atto.
Parecchi sfollati di paesi come Giampilieri hanno giustamente iniziato a protestare in questi mesi contro tutto ciò non ultimo contro il recente diktat del Sindaco di Messina che a suon di minacce di buttarli fuori dagli alberghi, perché non ci sono più fondi, voleva imporre loro il rientro nelle case alluvionate, considerate “non a rischio” dalla Protezione Civile.
“Non a rischio” per chi??? A tutt’oggi sulla cosiddetta messa in sicurezza delle abitazioni non si può dire affatto di poter dormire sonni tranquilli, tanto che gli sfollati ritrovatisi negli alberghi di Messina hanno detto no ad una presunta mappatura stilata dal Comune di Messina e dalla Protezione civile delle zone colpite, differenziate tra loro da diversi colori: ebbene secondo questa mappatura diversi abitanti dovrebbero rientrare nelle proprie case definite “sicure” ma il paradosso è che queste stesse case sorgono in zone in cui le eventuali vie di fuga, in caso di pericolo, si trovano in zone rosse cioè ad alta pericolosità, come dire dalla padella alla brace!
E’ questo lo spettacolo vergognoso che dall'Aquila a Giampilieri, Scaletta Zanclea...il governo Berlusconi, le istituzioni locali, i Bertolaso di turno continuano a mettere quotidianamente in scena, uno spettacolo in cui loro, i protagonisti della politica dello sperpero, dello scempio della cementificazione, dei condoni facili al servizio del malaffare e del clientelismo, del gioco a scarica barile vorrebbero continuare a rimanere impuniti a danno delle masse popolari colpite e oppresse, impegnati come sono alla loro continua riproduzione.
Ma ogni spettacolo, si sa, non dura in eterno ….
Berlusconi dopo l’unica visita nei giorni della tragedia praticamente non si è fatto più vedere.
I primi fondi stanziati, 60 milioni di euro, assolutamente insufficienti per far fronte ai gravi danneggiamenti ma sicuramente “sufficienti” per Berlusconi, Lombardo e company “per mettersi in fretta la coscienza a posto” dinanzi ai tanti morti e feriti, sono stati impegnati per lo più per il pagamento degli alberghi che ospitano gli sfollati e per pagare gli straordinari alle forze dell’ordine per il controllo dei territori colpiti, si sa! il governo deve essere pronto a reprimere ogni eventuale e pericoloso moto di ribellione popolare.
Per i mesi a seguire invece da parte di governo e istituzioni solo belle parole, proposte, programmi sempre rinviati e finora non messi in atto.
Parecchi sfollati di paesi come Giampilieri hanno giustamente iniziato a protestare in questi mesi contro tutto ciò non ultimo contro il recente diktat del Sindaco di Messina che a suon di minacce di buttarli fuori dagli alberghi, perché non ci sono più fondi, voleva imporre loro il rientro nelle case alluvionate, considerate “non a rischio” dalla Protezione Civile.
“Non a rischio” per chi??? A tutt’oggi sulla cosiddetta messa in sicurezza delle abitazioni non si può dire affatto di poter dormire sonni tranquilli, tanto che gli sfollati ritrovatisi negli alberghi di Messina hanno detto no ad una presunta mappatura stilata dal Comune di Messina e dalla Protezione civile delle zone colpite, differenziate tra loro da diversi colori: ebbene secondo questa mappatura diversi abitanti dovrebbero rientrare nelle proprie case definite “sicure” ma il paradosso è che queste stesse case sorgono in zone in cui le eventuali vie di fuga, in caso di pericolo, si trovano in zone rosse cioè ad alta pericolosità, come dire dalla padella alla brace!
E’ questo lo spettacolo vergognoso che dall'Aquila a Giampilieri, Scaletta Zanclea...il governo Berlusconi, le istituzioni locali, i Bertolaso di turno continuano a mettere quotidianamente in scena, uno spettacolo in cui loro, i protagonisti della politica dello sperpero, dello scempio della cementificazione, dei condoni facili al servizio del malaffare e del clientelismo, del gioco a scarica barile vorrebbero continuare a rimanere impuniti a danno delle masse popolari colpite e oppresse, impegnati come sono alla loro continua riproduzione.
Ma ogni spettacolo, si sa, non dura in eterno ….
MESSE NERE
"Ratzinger quando era cardinale e capo della congregazione per la Dottrina della fede, insabbiò un clamoroso caso di molestie sessuali commesse da un sacerdote del Wisconsin su almenno 200 allievi di una scuola per sordomuti". Vi erano prove inconfutabili della tortura in cui i ragazzi erano stati sottoposti per anni, approfittando anche della loro condizione fisica. Ma Ratzinger mise tutto sotto silenzio.
Il parroco e il viceparroco di Potenza sapevano da gennaio che nella chiesa vi era il corpo di Elisa Claps, uccisa 17 anni fa. L'arcivescovo, anche vice presidente nazionale della Confederazione Episcopale, fa da parte sua dichiarazioni ambigue e sibilline, convoca e dopo sconvoca una conferenza stampa.
Ma ciò che inevitabilmente emerge è che non solo la Chiesa sapeva, ma non ha potuto non contribuire all'occultamento nella parrocchia della ragazza, quando è stata uccisa. E forse c'è anche di peggio...
Sono questi "campioni" di morte, di violenze sessuali, la Chiesa del giovane nazista Ratzinger, che oggi, per bocca del cardinale Bagnasco, ritirano fuori gli anatemi contro l'aborto, che parlano di rispetto della vita! dell'aborto come «delitto incommensurabile» e la lotta contro di esso il primo valore.
Sono questi "campioni" di moderno medioevo, di messe nere che approfittando delle elezioni, in stretto abbraccio con l'altro "campione" di marciume, di uso e abuso dei corpi delle donne e delle ragazzine, Berlusconi & company, rilancia una campagna congtro l'aborto - a dimostrazione di quanto sia questo e la libertà di decisione delle donne un punto centrale del mantenimento del loro potere di oppressione, di moderno fascismo verso l'intera società.
A questi "campioni" di morte della vita non interessa nulla! Vogliono solo imporre il loro sistema putrefatto economico, politico e vogliono governi che lo possano salvaguardare.
Il parroco e il viceparroco di Potenza sapevano da gennaio che nella chiesa vi era il corpo di Elisa Claps, uccisa 17 anni fa. L'arcivescovo, anche vice presidente nazionale della Confederazione Episcopale, fa da parte sua dichiarazioni ambigue e sibilline, convoca e dopo sconvoca una conferenza stampa.
Ma ciò che inevitabilmente emerge è che non solo la Chiesa sapeva, ma non ha potuto non contribuire all'occultamento nella parrocchia della ragazza, quando è stata uccisa. E forse c'è anche di peggio...
Sono questi "campioni" di morte, di violenze sessuali, la Chiesa del giovane nazista Ratzinger, che oggi, per bocca del cardinale Bagnasco, ritirano fuori gli anatemi contro l'aborto, che parlano di rispetto della vita! dell'aborto come «delitto incommensurabile» e la lotta contro di esso il primo valore.
Sono questi "campioni" di moderno medioevo, di messe nere che approfittando delle elezioni, in stretto abbraccio con l'altro "campione" di marciume, di uso e abuso dei corpi delle donne e delle ragazzine, Berlusconi & company, rilancia una campagna congtro l'aborto - a dimostrazione di quanto sia questo e la libertà di decisione delle donne un punto centrale del mantenimento del loro potere di oppressione, di moderno fascismo verso l'intera società.
A questi "campioni" di morte della vita non interessa nulla! Vogliono solo imporre il loro sistema putrefatto economico, politico e vogliono governi che lo possano salvaguardare.
"VOTI IN MENO...."
Un operaio di 35 anni della fabbrica Natuzzi in provincia di Taranto giovedì scorso si è tolto la vita; era angosciato dal timore che arrivasse anche a lui la lettera di messa in cassintegrazione, come già era successo per gli altri suoi compagni di lavoro.
Oggi un altro operaio, questa volta della Videocolor di Anagni, nel Lazio, dove stanno lottando contro l'attacco al posto di lavoro, si è suicidato.
Per i padroni e il loro sistema che prima li sfruttano, poi quando non servono più li buttano via con due righe, sono due "esuberi" in meno. Mentre si sfregano le mani chè grazie alla cassintegrazione, ai licenziamenti, stanno risalendo gli utili...
Per i partiti indaffarati nella loro campagna elettorale, per cui il lavoro è al massimo una bandierina per farsi propaganda e la visita alle fabbriche una tappa del tour elettorale, questi operai sono, peccato!, "due voti in meno"...
Come "voti in meno" saranno - questa volta realmente - quelli di più di 600 operai interinali dell'Ilva di Taranto, che padron Riva dopo aver ben bene spremuto per mesi e anni, ricattato con contratti a termine, facendoli lavorare anche malati anche infortunati, li licenzia. Tanto ne potrà sempre prendere altri usa e getta!
Questi operai hanno detto che bruceranno le tessere elettorali.
"Lo slittamento a dopo le elezioni dell'incontro azienda-sindacati - scrive un quotidiano locale - preoccupa". Della sorte lavorativa di questi operai e del futuro delle loro famiglie? NO! I partiti (e i sindacalisti loro amici) sono solo preoccupati della propria sorte, dei voti in meno...
Noi pensiamo contro un sistema dei padroni che sfrutta, butta via e uccide, non votare è solo un atto dovuto. Ma che gli operai devono fare necessariamente di più: per non essere uccisi devono "uccidere", rovesciare questo sistema capitalista.
Oggi un altro operaio, questa volta della Videocolor di Anagni, nel Lazio, dove stanno lottando contro l'attacco al posto di lavoro, si è suicidato.
Per i padroni e il loro sistema che prima li sfruttano, poi quando non servono più li buttano via con due righe, sono due "esuberi" in meno. Mentre si sfregano le mani chè grazie alla cassintegrazione, ai licenziamenti, stanno risalendo gli utili...
Per i partiti indaffarati nella loro campagna elettorale, per cui il lavoro è al massimo una bandierina per farsi propaganda e la visita alle fabbriche una tappa del tour elettorale, questi operai sono, peccato!, "due voti in meno"...
Come "voti in meno" saranno - questa volta realmente - quelli di più di 600 operai interinali dell'Ilva di Taranto, che padron Riva dopo aver ben bene spremuto per mesi e anni, ricattato con contratti a termine, facendoli lavorare anche malati anche infortunati, li licenzia. Tanto ne potrà sempre prendere altri usa e getta!
Questi operai hanno detto che bruceranno le tessere elettorali.
"Lo slittamento a dopo le elezioni dell'incontro azienda-sindacati - scrive un quotidiano locale - preoccupa". Della sorte lavorativa di questi operai e del futuro delle loro famiglie? NO! I partiti (e i sindacalisti loro amici) sono solo preoccupati della propria sorte, dei voti in meno...
Noi pensiamo contro un sistema dei padroni che sfrutta, butta via e uccide, non votare è solo un atto dovuto. Ma che gli operai devono fare necessariamente di più: per non essere uccisi devono "uccidere", rovesciare questo sistema capitalista.
I salotti buoni della borghesia...
Il procuratore aggiunto di Palermo Ingroia, dopo l’arresto dell’architetto Liga, dice che la mafia è rientrata nei salotti buoni! E quando ne sarebbe uscita? Dimentica o non sa, che la mafia lì è nata, nei palazzi dei signori che si sono trasformati modernamente nei salotti della borghesia.
Al Sud, da Napoli in giù, dall’unità d’Italia in poi, la borghesia ha utilizzato questo mezzo, la violenza “privata”, garantita dagli apparati dello Stato, per il potere, contro tutti gli oppositori.
Ha costruito il “consenso” sulla miseria e con la forza, per legittimarsi con la raccolta dei voti, che sono andati soprattutto la Democrazia Cristiana fino agli anni 80 e poi nella sostanza a Forza Italia.
Ma il dott. Ingroia, che rischia anche la vita facendo il suo lavoro, dice così perché vorrebbe difendere la parte “pulita” della sua classe.
Questo lo fa da sempre tutta la sinistra di palazzo che continua a “scandalizzarsi” per ogni arresto di questo o quel “colletto bianco”, a riempirsi la bocca di democrazia, istituzioni da salvare, Stato e necessità di cambiamento… Naturalmente dando loro il voto! Mentre il cancro è arrivato ad un livello tale che la borghesia nel suo complesso ha acquisito la “mentalità da delinquente”… sanno di commettere crimini, di poter finire in galera o addirittura di essere uccisi… ma lo fanno lo stesso…
Ma quale voto! Qui non c’è niente da salvare…
Al Sud, da Napoli in giù, dall’unità d’Italia in poi, la borghesia ha utilizzato questo mezzo, la violenza “privata”, garantita dagli apparati dello Stato, per il potere, contro tutti gli oppositori.
Ha costruito il “consenso” sulla miseria e con la forza, per legittimarsi con la raccolta dei voti, che sono andati soprattutto la Democrazia Cristiana fino agli anni 80 e poi nella sostanza a Forza Italia.
Ma il dott. Ingroia, che rischia anche la vita facendo il suo lavoro, dice così perché vorrebbe difendere la parte “pulita” della sua classe.
Questo lo fa da sempre tutta la sinistra di palazzo che continua a “scandalizzarsi” per ogni arresto di questo o quel “colletto bianco”, a riempirsi la bocca di democrazia, istituzioni da salvare, Stato e necessità di cambiamento… Naturalmente dando loro il voto! Mentre il cancro è arrivato ad un livello tale che la borghesia nel suo complesso ha acquisito la “mentalità da delinquente”… sanno di commettere crimini, di poter finire in galera o addirittura di essere uccisi… ma lo fanno lo stesso…
Ma quale voto! Qui non c’è niente da salvare…
giovedì 25 marzo 2010
Un blog quotidiano comunista
Il blog di proletari comunisti non è un blog come tutti gli altri.
Esso è un aspetto di un lavoro politico militante e organizzato sviluppato nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse per fornire all'avanguardia proletaria , giudizi, commenti orientamenti sugli avvenimenti politici nel contesto attuale della lotta per il rovesciamento del governo Berlusconi.
Esso è l'iniziale impalcatura di un vero e proprio quotidiano comunista a cui da sempre puntiamo e che prima o poi riusciremo a realizzare e non nella sua sola forma virtuale ma nella sua forma cartacea di presenza quotidiana nelle fabbriche, almeno un centinaio in Italia, e città importanti, almeno una ventina.
Ci stiamo lavorando da tempo come progettualità, accumulo di forze, ma anche formazione di redattori e della rete di distribuzione.
Non diamo date di uscita, dato che le altre volte che lo abbiamo fatto non siamo riusciti a mantenerle, ma ci lavoriamo intensamente.
Fra breve riusciremo a fare un primo salto, collegando il blog all'uscita periodica di proletari comunisti giornale e della riviasta ideologico-teorico-politica la nuova bandiera.
Ma anche lanciando una campagna per la sottoscrizione nazionale e la collaborazione in tutti gli aspetti.
proletari comunisti
25-3-2010
Esso è un aspetto di un lavoro politico militante e organizzato sviluppato nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse per fornire all'avanguardia proletaria , giudizi, commenti orientamenti sugli avvenimenti politici nel contesto attuale della lotta per il rovesciamento del governo Berlusconi.
Esso è l'iniziale impalcatura di un vero e proprio quotidiano comunista a cui da sempre puntiamo e che prima o poi riusciremo a realizzare e non nella sua sola forma virtuale ma nella sua forma cartacea di presenza quotidiana nelle fabbriche, almeno un centinaio in Italia, e città importanti, almeno una ventina.
Ci stiamo lavorando da tempo come progettualità, accumulo di forze, ma anche formazione di redattori e della rete di distribuzione.
Non diamo date di uscita, dato che le altre volte che lo abbiamo fatto non siamo riusciti a mantenerle, ma ci lavoriamo intensamente.
Fra breve riusciremo a fare un primo salto, collegando il blog all'uscita periodica di proletari comunisti giornale e della riviasta ideologico-teorico-politica la nuova bandiera.
Ma anche lanciando una campagna per la sottoscrizione nazionale e la collaborazione in tutti gli aspetti.
proletari comunisti
25-3-2010
RESPINGERE LA FECCIA FASCISTA CHE AVANZA!
Domenica 21 Marzo a Napoli ha avuto luogo l'ennesima provocazione fascista contro un gruppo di compagni del Collettivo Baruda impegnati in un sit-in contro "la farsa elettorale" e il fascismo. Due neofascisti in motorino hanno lanciato bottiglie incendiare verso il sit-in dandosela subito a gambe vigliaccamente.
Ormai in questo paese è normale che i neofascisti agiscano indisturati rendendosi protagonisti di aggressioni e pestaggi, continuando a propagandare le loro idee e a organizzarsi espandendosi a macchia d'olio.
Ricordiamo pochi giorni fa l'aggressione dei fascisti di Casa Pound all'università romana di Tor Vergata, durante una loro iniziativa ignobilmente finanziata dall'ateneo, i quali hanno aggredito un gruppo di compagni che smascherava la natura dell'iniziativa fascista celata dalla sigla "Comunità solidarista popoli".
in quell'occasione ancora una volta lo stato, in particolare le forze di polizia, ha dimostrato il suo ruolo a difesa della teppaglia fascista, permettendo l'aggressione e infine arrestare gli antiascisti!
Alla luce di questi fatti è oltremodo chiaro, se ce ne fosse stato bisogno, che l'antifascismo non può esser delegato allo stato che invece difende e foraggia questi individui e soprattutto tramite i governi sia di destra che di centro-"sinistra" i quali portano avanti politiche xenofobe e razziste verso gli immigrati (vedi il pacchetto sicurezza) e politiche securitarie militarizzando le città. Tutto ciò crea l'humus sociale di intolleranza funzionale alla crescita dei gruppi neofascisti.
Per questo è necessario che gli antifascisti e i sinceri democratici si autorganizzino in Raf (reti antifasciste) sul territorio e nazionalmente, contrastino sul campo la feccia che avanza, smascherino il revisionismo storico dilagante, a partire da ciò che insegnano a scuola, e lavorino nei quartieri popolari perchè il razzismo e la xenofobia non facciano presa tra i proletari italiani che spesso, purtroppo, sono oggetto di questa propaganda demagogica che li porta a contrapporsi ai proletari immigrati.
I giovani maoisti di Red Block sostengono attivamente l'unità d'azione dei compagni antifascisti a livello locale e nazionale, in questo senso da poco si è svolta a Palermo un'assemblea antifascista che ha visto la partecipazione di diverse realtà ponendosi l'obiettivo di iniziare un lavoro comune per la costruzione di una "due giorni antifascista" il 22 e 23 Maggio non escludendo iniziative in comune anche prima di tale data. E' ugualmente urgente la nascita di una Rete Antifascista Nazionale che sappia mobilatarsi unitariamente e tempestivamente in tutto il paese.
Ormai in questo paese è normale che i neofascisti agiscano indisturati rendendosi protagonisti di aggressioni e pestaggi, continuando a propagandare le loro idee e a organizzarsi espandendosi a macchia d'olio.
Ricordiamo pochi giorni fa l'aggressione dei fascisti di Casa Pound all'università romana di Tor Vergata, durante una loro iniziativa ignobilmente finanziata dall'ateneo, i quali hanno aggredito un gruppo di compagni che smascherava la natura dell'iniziativa fascista celata dalla sigla "Comunità solidarista popoli".
in quell'occasione ancora una volta lo stato, in particolare le forze di polizia, ha dimostrato il suo ruolo a difesa della teppaglia fascista, permettendo l'aggressione e infine arrestare gli antiascisti!
Alla luce di questi fatti è oltremodo chiaro, se ce ne fosse stato bisogno, che l'antifascismo non può esser delegato allo stato che invece difende e foraggia questi individui e soprattutto tramite i governi sia di destra che di centro-"sinistra" i quali portano avanti politiche xenofobe e razziste verso gli immigrati (vedi il pacchetto sicurezza) e politiche securitarie militarizzando le città. Tutto ciò crea l'humus sociale di intolleranza funzionale alla crescita dei gruppi neofascisti.
Per questo è necessario che gli antifascisti e i sinceri democratici si autorganizzino in Raf (reti antifasciste) sul territorio e nazionalmente, contrastino sul campo la feccia che avanza, smascherino il revisionismo storico dilagante, a partire da ciò che insegnano a scuola, e lavorino nei quartieri popolari perchè il razzismo e la xenofobia non facciano presa tra i proletari italiani che spesso, purtroppo, sono oggetto di questa propaganda demagogica che li porta a contrapporsi ai proletari immigrati.
I giovani maoisti di Red Block sostengono attivamente l'unità d'azione dei compagni antifascisti a livello locale e nazionale, in questo senso da poco si è svolta a Palermo un'assemblea antifascista che ha visto la partecipazione di diverse realtà ponendosi l'obiettivo di iniziare un lavoro comune per la costruzione di una "due giorni antifascista" il 22 e 23 Maggio non escludendo iniziative in comune anche prima di tale data. E' ugualmente urgente la nascita di una Rete Antifascista Nazionale che sappia mobilatarsi unitariamente e tempestivamente in tutto il paese.
In via padova non è successo nulla di grave
“In via Padova non è successo niente di grave”
Così titola un giornale -ironicamente- in merito alle conclusioni a cui è giunto il gip Damanico, che ha espresso il proprio parere contrario alla detenzione dei giovani egiziani arrestati in seguito alla rivolta di via Padova, scoppiata per l'uccisione di Ahmed El Sayed. Dice il gip: “ non si percepisce in realtà un clima concitato o violento tra le persone, né si percepisce paura”. Come anche esprime perplessità in merito alla contestazione del reato di strage, come ribadisce rispetto alla decisione del Riesame di non concedere i domiciliari.
E ancora:” Le azioni contestate appaiono strettamente collegate alla reazione collettiva rabbiosa che è scaturita dall'omicidio del connazionale e dal non aver trovato accoglienza e ascolto presso il proprio consolato...”
Giustamente, quando dalle istituzioni, anche in caso di estremo pericolo, sofferenza, smarrimento di un'intera comunità non si ottiene sostegno, non vengono date soluzioni: ribellarsi è giusto!
Così titola un giornale -ironicamente- in merito alle conclusioni a cui è giunto il gip Damanico, che ha espresso il proprio parere contrario alla detenzione dei giovani egiziani arrestati in seguito alla rivolta di via Padova, scoppiata per l'uccisione di Ahmed El Sayed. Dice il gip: “ non si percepisce in realtà un clima concitato o violento tra le persone, né si percepisce paura”. Come anche esprime perplessità in merito alla contestazione del reato di strage, come ribadisce rispetto alla decisione del Riesame di non concedere i domiciliari.
E ancora:” Le azioni contestate appaiono strettamente collegate alla reazione collettiva rabbiosa che è scaturita dall'omicidio del connazionale e dal non aver trovato accoglienza e ascolto presso il proprio consolato...”
Giustamente, quando dalle istituzioni, anche in caso di estremo pericolo, sofferenza, smarrimento di un'intera comunità non si ottiene sostegno, non vengono date soluzioni: ribellarsi è giusto!
Coprifuoco in via Padova
COPRIFUOCO IN VIA PADOVA
Da oggi entrano in vigore le due ordinanze volute dal sindaco Moratti, con cui, si dice, si vuole combattere il “degrado”. Con la prima ordinanza si impone a bar, ristoranti e discoteche di chiudere due ore prima. “Un sacrificio per ridurre assembramenti notturni e migliorare la sicurezza”, dichiara De corato. Una ordinanza discriminatoria su base etnica, vista l'elevata presenza nella via di locali gestiti da immigrati, che, al di là delle dichiarazioni, invece che migliorare la qualità della vita la peggiora e ghettizza ulteriormente chi non può permettersi di accedere a ristoranti costosi, difficilmente raggiungibili, si mette fortemente in discussione la diffusione di quelli che rappresentano una sorta di mensa popolare, di quartiere; si nega la vita di quartiere, la rete di solidarietà e socialità che naturalmente questi locali garantiscono. Peggiora la “sicurezza” delle donne che, invece, in un quartiere frequentato, illuminato e la “normalità” di via via continuo, “naturalmente” sono spinte ad uscire di più da casa, a qualsiasi ora.
La seconda ordinanza espicitamente invita alla delazione e, in puro linguaggio militare, trasforma i proprietari di casa e ammininistatori in “sentinelle”: denunce di sovraffollamenti, violazioni delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza. Peccato che, in questa città, nessuno paga per le speculazioni immobiliari milionarie, per il degrado e l'incuria del patrimonio edilizio pubblico, per le abitazioni di edilizia popolare non assegnate che creano disagi e sofferenze a giovani, fasce sociali deboli, alle donne.
Ma il sindaco Moratti si spinge oltre e chiede a Maroni un decreto legge per inserire la clandestinità nei reati che consentano di fare irruzione in una casa anche senza un mandato.
Dopo le ronde, i militari per le vie, il coprifuoco: potevate avvisarci che una guerra è in corso nella città di Milano!
Da oggi entrano in vigore le due ordinanze volute dal sindaco Moratti, con cui, si dice, si vuole combattere il “degrado”. Con la prima ordinanza si impone a bar, ristoranti e discoteche di chiudere due ore prima. “Un sacrificio per ridurre assembramenti notturni e migliorare la sicurezza”, dichiara De corato. Una ordinanza discriminatoria su base etnica, vista l'elevata presenza nella via di locali gestiti da immigrati, che, al di là delle dichiarazioni, invece che migliorare la qualità della vita la peggiora e ghettizza ulteriormente chi non può permettersi di accedere a ristoranti costosi, difficilmente raggiungibili, si mette fortemente in discussione la diffusione di quelli che rappresentano una sorta di mensa popolare, di quartiere; si nega la vita di quartiere, la rete di solidarietà e socialità che naturalmente questi locali garantiscono. Peggiora la “sicurezza” delle donne che, invece, in un quartiere frequentato, illuminato e la “normalità” di via via continuo, “naturalmente” sono spinte ad uscire di più da casa, a qualsiasi ora.
La seconda ordinanza espicitamente invita alla delazione e, in puro linguaggio militare, trasforma i proprietari di casa e ammininistatori in “sentinelle”: denunce di sovraffollamenti, violazioni delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza. Peccato che, in questa città, nessuno paga per le speculazioni immobiliari milionarie, per il degrado e l'incuria del patrimonio edilizio pubblico, per le abitazioni di edilizia popolare non assegnate che creano disagi e sofferenze a giovani, fasce sociali deboli, alle donne.
Ma il sindaco Moratti si spinge oltre e chiede a Maroni un decreto legge per inserire la clandestinità nei reati che consentano di fare irruzione in una casa anche senza un mandato.
Dopo le ronde, i militari per le vie, il coprifuoco: potevate avvisarci che una guerra è in corso nella città di Milano!
Rafforzare il blog
Collettivo Lavori in Corso
Invitiamo tutti/e a sottoscriverlo e a partecipare
Appello per il corteo antifascista di Tor Vergata
Tutti sono a conoscenza che le organizzazioni denominate "Blocco Studentesco" e "Casapound" sono dichiaratamente neofasciste.
Tutti sanno che si tratta di picchiatori allenati a far male, ad agire in branco e ben protetti dai piani alti della politica e delle forze dell'ordine mandati nelle strade con la chiara funzione di provocare e reprimere.
Una delle vecchie armi del Potere che insieme ad un complesso sistema di controllo ha come obiettivo quello di limitare la libertà di autogestione delle nostre vite affinché resti sempre alto l'interesse del capitale.
Tutti ricordano gli sprangatori tricolori che furono cacciati da Piazza Navona e il loro tentativo di infiltrarsi nel movimento studentesco (come sarebbe piaciuto a Francesco Cossiga..).
Tutti sanno che i "fascisti del terzo millennio" sono un fenomeno mediatico, costruito a tavolino e pubblicizzato attraverso alcuni mezzi di informazione per renderli più presentabili all'opinione pubblica.
Tutti sanno che a Roma e dintorni non superano la cifra di 100 persone, dai 20 ai 50 anni di età, di cui si conoscono i "curricula".
Tutti sanno che è dal giugno 2008 che i neofascisti di questi gruppi tentano di mettere radici nell'Ateneo di Tor Vergata e che, per questo motivo, hanno sempre, e ribadiamo SEMPRE, trovato una forte resistenza.
Tutti, amministrazione dell'Ateneo in primis, erano informati sulle minacce, le intimidazioni e le aggressioni fisiche che Blocco Studentesco, coadiuvato dai "vecchi" di Casapound, ha perpetrato dentro l'università di Tor Vergata dai primi casi di ottobre 2008 fino all'ultimo datato il 27 gennaio scorso.
Nell'impossibilità per loro di poter trovare agibilità nel secondo Ateneo romano ed in vista delle elezioni regionali, nelle quali appoggiano Renata Polverini, e di quelle studentesche previste tra poche settimane, i neofascisti di Blocco e Casapound ce li siamo ritrovati a Giurisprudenza, sede del Rettorato, per di più patrocinati e finanziati dall'Università stessa, presentandosi attraverso un'associazione ad essi legata.
Da studenti e studentesse antifascisti/e abbiamo nuovamente agito, pur sapendo di quali infamate possono essere capaci questi soggetti e di quali importanti sostegni politici essi godono.
Sia lunedì 15 che martedì 16 si è trattato di due AGGRESSIONI FASCISTE: cinque studenti, una studentessa e un impiegato dell'università feriti dagli squadristi e refertati al Policlinico lunedì mattina. Otto studenti ed una studentessa fermati dalla Polizia durante il secondo agguato ed un altro studente ferito.
Respingiamo ogni tentativo di equiparazione ed equidistanza con organizzazioni squadriste perché il Collettivo e gli altri studenti/esse antifascisti/e hanno sempre agito alla luce del sole e mai si sono resi responsabili di episodi di violenza in oltre venti anni di attività.
Non staremo qui a piangerci addosso né rinunceremo al nostro costante impegno nelle lotte dentro e fuori un'università che rimarrà impermeabile alle infiltrazioni di razzisti, omofobi e fascisti come quelli che continuiamo a trovarci dinnanzi. La nostra presenza qui, insieme ai/alle feriti/e, dimostra che i loro piani sono già falliti.
Quello che sta avvenendo coinvolge tutti/e, ed è ai singoli e alle realtà che ci rivolgiamo, affinché continuino non solo ad esprimerci la propria solidarietà ma siano effettivamente presenti nelle forme e nelle pratiche ritenute più opportune. Ciascuno faccia la propria parte, noi la stiamo già facendo, da sempre.
Invitiamo tutti/e a partecipare al corteo antifascista che abbiamo convocato per
giovedì 25 marzo, con ritrovo alla 13.00 nei pressi della Facoltà di Medicina (via Montpellier - capolinea ATAC 500).
Attraverseremo il campus universitario per giungere a inchiodare alla proprie responsabilità l'amministrazione presso il Rettorato. Sappiamo bene che i fascisti in Italia hanno sempre fatto comodo ai poteri forti che li manovrano e possono quindi contare su chi li sostiene, chi li copre, chi li finanzia, chi li benedice e chi con la propria "fattiva indifferenza" si rende complice del loro operato e trae beneficio dai loro servigi.
La "normalizzazione" della loro presenza a Tor Vergata, in città e nel resto del Paese non è stata e non potrà mai essere accettata e tollerata. Non lo è stato nel 2008, non ci sono riusciti nel 2009 e così sarà nel 2010.
Roma, 21 marzo 2010
Collettivo "Lavori in Corso" e antifascisti/e di Tor Vergata
Adesioni: clic@autistici.org
http://clic.noblogs.org
Il blog di proletari comunisti non è un blog come tutti gli altri.
Esso è un aspetto di un lavoro politico militante e organizzato sviluppato nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse per fornire all'avanguardia proletaria , giudizi, commenti orientamenti sugli avvenimenti politici nel contesto attuale della lotta per il rovesciamento del governo Berlusconi.
Esso è l'iniziale impalcatura di un vero e proprio quotidiano comunista a cui da sempre puntiamo e che prima o poi riusciremo a realizzare e non nella sua sola forma virtuale ma nella sua forma cartacea di presenza quotidiana nelle fabbriche almeno un centinaio in Italia e città importanti, almeno una ventina.
Ci stiamo lavorando da tempo come progettualità, accumulo di forze, ma anche formazione di redattori e della rete di distribuzione.
Non diamo date di uscita, dato che altre volte che lo abbiamo fatto non siamo riusciti a mantenerle, ma ci lavoriamo intensamente.
Fra breve riusciremo a fare un primo salto, collegando il blog all'uscita periodica di proletari comunisti giornale e della rivista ideologico-teorico-politica la nuova bandiera, ma anche lanciando una campagna per la sottoscrizione nazionale e la collaborazione in tutti gli aspetti
proletari comunisti
25-3-2010
Invitiamo tutti/e a sottoscriverlo e a partecipare
Appello per il corteo antifascista di Tor Vergata
Tutti sono a conoscenza che le organizzazioni denominate "Blocco Studentesco" e "Casapound" sono dichiaratamente neofasciste.
Tutti sanno che si tratta di picchiatori allenati a far male, ad agire in branco e ben protetti dai piani alti della politica e delle forze dell'ordine mandati nelle strade con la chiara funzione di provocare e reprimere.
Una delle vecchie armi del Potere che insieme ad un complesso sistema di controllo ha come obiettivo quello di limitare la libertà di autogestione delle nostre vite affinché resti sempre alto l'interesse del capitale.
Tutti ricordano gli sprangatori tricolori che furono cacciati da Piazza Navona e il loro tentativo di infiltrarsi nel movimento studentesco (come sarebbe piaciuto a Francesco Cossiga..).
Tutti sanno che i "fascisti del terzo millennio" sono un fenomeno mediatico, costruito a tavolino e pubblicizzato attraverso alcuni mezzi di informazione per renderli più presentabili all'opinione pubblica.
Tutti sanno che a Roma e dintorni non superano la cifra di 100 persone, dai 20 ai 50 anni di età, di cui si conoscono i "curricula".
Tutti sanno che è dal giugno 2008 che i neofascisti di questi gruppi tentano di mettere radici nell'Ateneo di Tor Vergata e che, per questo motivo, hanno sempre, e ribadiamo SEMPRE, trovato una forte resistenza.
Tutti, amministrazione dell'Ateneo in primis, erano informati sulle minacce, le intimidazioni e le aggressioni fisiche che Blocco Studentesco, coadiuvato dai "vecchi" di Casapound, ha perpetrato dentro l'università di Tor Vergata dai primi casi di ottobre 2008 fino all'ultimo datato il 27 gennaio scorso.
Nell'impossibilità per loro di poter trovare agibilità nel secondo Ateneo romano ed in vista delle elezioni regionali, nelle quali appoggiano Renata Polverini, e di quelle studentesche previste tra poche settimane, i neofascisti di Blocco e Casapound ce li siamo ritrovati a Giurisprudenza, sede del Rettorato, per di più patrocinati e finanziati dall'Università stessa, presentandosi attraverso un'associazione ad essi legata.
Da studenti e studentesse antifascisti/e abbiamo nuovamente agito, pur sapendo di quali infamate possono essere capaci questi soggetti e di quali importanti sostegni politici essi godono.
Sia lunedì 15 che martedì 16 si è trattato di due AGGRESSIONI FASCISTE: cinque studenti, una studentessa e un impiegato dell'università feriti dagli squadristi e refertati al Policlinico lunedì mattina. Otto studenti ed una studentessa fermati dalla Polizia durante il secondo agguato ed un altro studente ferito.
Respingiamo ogni tentativo di equiparazione ed equidistanza con organizzazioni squadriste perché il Collettivo e gli altri studenti/esse antifascisti/e hanno sempre agito alla luce del sole e mai si sono resi responsabili di episodi di violenza in oltre venti anni di attività.
Non staremo qui a piangerci addosso né rinunceremo al nostro costante impegno nelle lotte dentro e fuori un'università che rimarrà impermeabile alle infiltrazioni di razzisti, omofobi e fascisti come quelli che continuiamo a trovarci dinnanzi. La nostra presenza qui, insieme ai/alle feriti/e, dimostra che i loro piani sono già falliti.
Quello che sta avvenendo coinvolge tutti/e, ed è ai singoli e alle realtà che ci rivolgiamo, affinché continuino non solo ad esprimerci la propria solidarietà ma siano effettivamente presenti nelle forme e nelle pratiche ritenute più opportune. Ciascuno faccia la propria parte, noi la stiamo già facendo, da sempre.
Invitiamo tutti/e a partecipare al corteo antifascista che abbiamo convocato per
giovedì 25 marzo, con ritrovo alla 13.00 nei pressi della Facoltà di Medicina (via Montpellier - capolinea ATAC 500).
Attraverseremo il campus universitario per giungere a inchiodare alla proprie responsabilità l'amministrazione presso il Rettorato. Sappiamo bene che i fascisti in Italia hanno sempre fatto comodo ai poteri forti che li manovrano e possono quindi contare su chi li sostiene, chi li copre, chi li finanzia, chi li benedice e chi con la propria "fattiva indifferenza" si rende complice del loro operato e trae beneficio dai loro servigi.
La "normalizzazione" della loro presenza a Tor Vergata, in città e nel resto del Paese non è stata e non potrà mai essere accettata e tollerata. Non lo è stato nel 2008, non ci sono riusciti nel 2009 e così sarà nel 2010.
Roma, 21 marzo 2010
Collettivo "Lavori in Corso" e antifascisti/e di Tor Vergata
Adesioni: clic@autistici.org
http://clic.noblogs.org
Il blog di proletari comunisti non è un blog come tutti gli altri.
Esso è un aspetto di un lavoro politico militante e organizzato sviluppato nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse per fornire all'avanguardia proletaria , giudizi, commenti orientamenti sugli avvenimenti politici nel contesto attuale della lotta per il rovesciamento del governo Berlusconi.
Esso è l'iniziale impalcatura di un vero e proprio quotidiano comunista a cui da sempre puntiamo e che prima o poi riusciremo a realizzare e non nella sua sola forma virtuale ma nella sua forma cartacea di presenza quotidiana nelle fabbriche almeno un centinaio in Italia e città importanti, almeno una ventina.
Ci stiamo lavorando da tempo come progettualità, accumulo di forze, ma anche formazione di redattori e della rete di distribuzione.
Non diamo date di uscita, dato che altre volte che lo abbiamo fatto non siamo riusciti a mantenerle, ma ci lavoriamo intensamente.
Fra breve riusciremo a fare un primo salto, collegando il blog all'uscita periodica di proletari comunisti giornale e della rivista ideologico-teorico-politica la nuova bandiera, ma anche lanciando una campagna per la sottoscrizione nazionale e la collaborazione in tutti gli aspetti
proletari comunisti
25-3-2010
POLITICHE PER LA FAMIGLIA, INCENTIVI CONTRO IL CALO DEMOGRAFICO, DIRITTO ALLA CASA E ALL’ISTRUZIONE, DIRITTO ALLA SALUTE…….
……come sempre i governanti di Milano si vantano di essere all’avanguardia nella salvaguardia di questi cardini del diritto sociale, ma poi la realtà ci mostra un volto diverso.
Sostegno di 350 euro (sic) alle famiglie in difficoltà sono le soluzioni promesse, per permettere alle famiglie “investite”, nel senso letterale del termine, dalla crisi che governo e padroni scaricano loro addosso. Queste “balle” populiste-elettoralistiche cozzano con gli stessi dati Istat e gli scoop giornalistici, che ci dicono che : 1) fare un figlio e crescerlo costa 800 euro al mese; 2) il prezzo degli affitti non è calato, costo medio di un bilocale 7/800 euro, e gli sfratti sono in aumento; 3) sono in aumento cassa integrazione, 6/800 euro al mese, e gli stipendi sono fermi a 15 anni fa; 4) da sempre questa Regione ha il più alto tasso di contributi alla scuola e sanità privata, che vuol dire che chi ha soldi può dare un’istruzione ai propri figli, in scuole e asili da 1/1500 euro, e può curarsi in lussuose cliniche, dove vige la logica del profitto che vuol dire, anche, falsi ricoveri e interventi inutili e dannosi ; 5) che nella scuola pubblica più della metà degli istituti sono in condizioni disastrose, si veda in merito il Giorno di ieri, e che i pasti degli asili sono di pessima qualità; 6) che le case di edilizia popolare sono lasciate al degrado e incuria, che significano amianto a gogò (case bianche a Rogoredo docet) o ascensori che non funzionano e non permettono a persone disabili nemmeno ad uscire di casa; e via di questo passo. Ma il vero “soccorso”, alle famiglie in difficoltà, di questi governanti è la lotta agli abusivi che occupano le case Aler sono: sgomberi su sgomberi, l’ultimo in ordine di tempo ieri in via Fleming; non mettere a norma scuole e abitazioni; intascare tangenti, vedi i vari Pennisi e Prosperini; aumento delle tasse e militarizzazione dei quartieri.
NIENTE DIRITTO ALLA CASA, ALLO STUDIO, ALLA SALUTE, AL REDDITO…..
NIENTE VOTO
OCCORRE LA COSTRUZIONE DAL BASSO TRA LAVORATORI E MASSE, SEMPRE PIU’ POVERE, DI UN MOVIMENTO E DI UN PARTITO CHE SPAZZI VIA QUESTA CLASSE POLITICA
……come sempre i governanti di Milano si vantano di essere all’avanguardia nella salvaguardia di questi cardini del diritto sociale, ma poi la realtà ci mostra un volto diverso.
Sostegno di 350 euro (sic) alle famiglie in difficoltà sono le soluzioni promesse, per permettere alle famiglie “investite”, nel senso letterale del termine, dalla crisi che governo e padroni scaricano loro addosso. Queste “balle” populiste-elettoralistiche cozzano con gli stessi dati Istat e gli scoop giornalistici, che ci dicono che : 1) fare un figlio e crescerlo costa 800 euro al mese; 2) il prezzo degli affitti non è calato, costo medio di un bilocale 7/800 euro, e gli sfratti sono in aumento; 3) sono in aumento cassa integrazione, 6/800 euro al mese, e gli stipendi sono fermi a 15 anni fa; 4) da sempre questa Regione ha il più alto tasso di contributi alla scuola e sanità privata, che vuol dire che chi ha soldi può dare un’istruzione ai propri figli, in scuole e asili da 1/1500 euro, e può curarsi in lussuose cliniche, dove vige la logica del profitto che vuol dire, anche, falsi ricoveri e interventi inutili e dannosi ; 5) che nella scuola pubblica più della metà degli istituti sono in condizioni disastrose, si veda in merito il Giorno di ieri, e che i pasti degli asili sono di pessima qualità; 6) che le case di edilizia popolare sono lasciate al degrado e incuria, che significano amianto a gogò (case bianche a Rogoredo docet) o ascensori che non funzionano e non permettono a persone disabili nemmeno ad uscire di casa; e via di questo passo. Ma il vero “soccorso”, alle famiglie in difficoltà, di questi governanti è la lotta agli abusivi che occupano le case Aler sono: sgomberi su sgomberi, l’ultimo in ordine di tempo ieri in via Fleming; non mettere a norma scuole e abitazioni; intascare tangenti, vedi i vari Pennisi e Prosperini; aumento delle tasse e militarizzazione dei quartieri.
NIENTE DIRITTO ALLA CASA, ALLO STUDIO, ALLA SALUTE, AL REDDITO…..
NIENTE VOTO
OCCORRE LA COSTRUZIONE DAL BASSO TRA LAVORATORI E MASSE, SEMPRE PIU’ POVERE, DI UN MOVIMENTO E DI UN PARTITO CHE SPAZZI VIA QUESTA CLASSE POLITICA
mercoledì 24 marzo 2010
La chiesa di Ratzinger con Berlusconi
La Chiesa di Ratzinger con Berlusconi
La chiesa di Ratzinger, della pedofilia e dell'oscurantismo, scende in campo apertamente a fianco del governo della corruzione politica e morale, scatenando una nuova crociata contro l'aborto e i diritti delle donne.
Si tratta di una azione da disperati, volta a cercare di mobilitare l'elettorato cattolico -spesso disgustato da Berlusconi e il suo governo e spinto al voto contro o ancor più all'astensione- a sostegno del governo.
Si coltivano tutti i bassi istinti e si contribuisce alla devastazione culturale e politica del nostro paese.
Il corpo e la coscienza delle donne - ora escort di Berlusconi, ora bigotte
di Ratzinger - viene volgarmente strumentalizzato e violentato, intensificando la marcia verso il moderno fascismo e la dittatura personale, al servizio degli interessi del grande capitale e della sua frazione più reazionaria.
Contro tutto questo l'opposizione elettorale non è il meno peggio ma è parte del peggio.
La lotta e l'organizzazione e non il voto sono la soluzione e l'impegno necessario.
proletari comunisti
23-3-2010
La chiesa di Ratzinger, della pedofilia e dell'oscurantismo, scende in campo apertamente a fianco del governo della corruzione politica e morale, scatenando una nuova crociata contro l'aborto e i diritti delle donne.
Si tratta di una azione da disperati, volta a cercare di mobilitare l'elettorato cattolico -spesso disgustato da Berlusconi e il suo governo e spinto al voto contro o ancor più all'astensione- a sostegno del governo.
Si coltivano tutti i bassi istinti e si contribuisce alla devastazione culturale e politica del nostro paese.
Il corpo e la coscienza delle donne - ora escort di Berlusconi, ora bigotte
di Ratzinger - viene volgarmente strumentalizzato e violentato, intensificando la marcia verso il moderno fascismo e la dittatura personale, al servizio degli interessi del grande capitale e della sua frazione più reazionaria.
Contro tutto questo l'opposizione elettorale non è il meno peggio ma è parte del peggio.
La lotta e l'organizzazione e non il voto sono la soluzione e l'impegno necessario.
proletari comunisti
23-3-2010
martedì 23 marzo 2010
La Chiesa rivendica il diritto a fare politica. Bagnasco docet
LA CHIESA RIVENDICA IL “DIRITTO” A FARE POLITICA. BAGNASCO DOCET….
… “il voto sia contro l’aborto”, così si è espresso il “buon “ cardinale. E sin qui niente di nuovo, si sa quando emerge il marcio in “Danimarca”, leggi scandali di pedofilia e violenza sessuale che si continuano a consumare all’ombra di chiese e collegi, il Vaticano ha sempre pronto il suo cavallo di battaglia. Ma il “diritto ecclesiastico” a fare politica non è solo una questione ideologica e salvaguardia “del bene contro il male”, sotto sotto, scava scava, emerge l’eterna, ma terrena questione dei “picciuli”. La Chiesa, non diversamente dalle altre imprese, per mettere in campo la sua battaglia di civiltà ha bisogno di liquido. E come i bravi imprenditori a chi li chiede? Ma alla politica che governa. E quali sono le imprese, fonte del sacro sostentamento, che gestisce la Chiesa? La scuola e la sanità. Dove si consuma il sacro vincolo del matrimonio tra politica e chiesa. Gli uni, i politici, “avanguardia” della lotta ai fannulloni del PI e “cultori” dell’efficientismo privato, gli altri, la chiesa, crociati dell’amore e “solidarietà”. Peccato, per i lavoratori e le masse più povere, che questo significhi perdita di posti di lavoro e aumento delle parcelle, per dei, ex, servizi che dovrebbero essere garantiti e per le quali già pagano le tasse. E la sinistra che fa si ribella? Nemmeno per sogno. Un esempio per tutti. Ieri l’uomo dei sogni, il duce in pectore Berlusconi, ha detto che questa campagna elettorale mostrerà qual è la battaglia delle battaglie. Non la salvaguardia dei posti lavoro per gli operai delle aziende in crisi o per i precari del terzo settore, ma la creazione di migliaia di posti di lavoro nella nuova crociata : SCONFIGGERE IL CANCRO!
D’altronde lui è il testimonial che ciò è vero e possibile. Questo spiega il “diritto” al voto del popolo delle “libertà” per la truffaldina lista di Formigoni, che i soliti giudici comunisti volevano impedire, e che tanto bene ha fatto alla salute dei cittadini lombardi, elargendo soldi a pioggia alla sanità privata, in primis al S. Raffaele di Don Verzè, attraversata dai tanti scandali per falsi ricoveri e prestazioni mai eseguite, togliendoli, tra l’altro, a strutture pubbliche efficienti e all’avanguardia nella lotta al cancro, come l’Istituto Nazionale Tumori di via Venezian. E la sinistra, guidata da Penati che ha detto e fatto? Nulla. Loro tanto una fetta della torta l’hanno ricevuta, o attraverso la nomina di qualche dirigente o qualche appalto alla Lega delle Cooperative. E quindi la lista Formigoni, e il suo ennesimo concorrere contro le regole costituzionali, sono legali. Questo è valido in Lombardia come in Puglia, dove guarda caso, il solito Don Verzè aprirà il più grande ospedale d’Europa, a Taranto per la precisione, terra, la Puglia, patria del metodo Tarantini, tanto caro alla destra come alla sinistra, dove il candidato della sinistra, il buon Vendola, è più “avanti” del “nostro” Penati. Lui che buona parte della precedente campagna elettorale l’aveva incentrata alla lotta al metodo Fitto, che tanti ospedali pubblici aveva chiuso, oggi a fronte di uno stanziamento, del governo Berlusconi, di 100 milioni di euro per la nuova impresa del patriarca del S. Raffaele, ha pensato bene di dare il suo contributo portandolo a 140 milioni. E’ proprio vero come direbbe “cetto la qualunque”, che siamo governati da chi predica e pratica il detto “CCCHIU’ PILU PI TUTTI”.
Scusateci per la volgarità finale, ma siamo un gruppo di lavoratori della Sanità, schifati da questa realtà e bisognosi di un’altra politica e di un nuovo modello sociale. Occorre liberarci da questi soggetti.
Milano 23/03/2010
… “il voto sia contro l’aborto”, così si è espresso il “buon “ cardinale. E sin qui niente di nuovo, si sa quando emerge il marcio in “Danimarca”, leggi scandali di pedofilia e violenza sessuale che si continuano a consumare all’ombra di chiese e collegi, il Vaticano ha sempre pronto il suo cavallo di battaglia. Ma il “diritto ecclesiastico” a fare politica non è solo una questione ideologica e salvaguardia “del bene contro il male”, sotto sotto, scava scava, emerge l’eterna, ma terrena questione dei “picciuli”. La Chiesa, non diversamente dalle altre imprese, per mettere in campo la sua battaglia di civiltà ha bisogno di liquido. E come i bravi imprenditori a chi li chiede? Ma alla politica che governa. E quali sono le imprese, fonte del sacro sostentamento, che gestisce la Chiesa? La scuola e la sanità. Dove si consuma il sacro vincolo del matrimonio tra politica e chiesa. Gli uni, i politici, “avanguardia” della lotta ai fannulloni del PI e “cultori” dell’efficientismo privato, gli altri, la chiesa, crociati dell’amore e “solidarietà”. Peccato, per i lavoratori e le masse più povere, che questo significhi perdita di posti di lavoro e aumento delle parcelle, per dei, ex, servizi che dovrebbero essere garantiti e per le quali già pagano le tasse. E la sinistra che fa si ribella? Nemmeno per sogno. Un esempio per tutti. Ieri l’uomo dei sogni, il duce in pectore Berlusconi, ha detto che questa campagna elettorale mostrerà qual è la battaglia delle battaglie. Non la salvaguardia dei posti lavoro per gli operai delle aziende in crisi o per i precari del terzo settore, ma la creazione di migliaia di posti di lavoro nella nuova crociata : SCONFIGGERE IL CANCRO!
D’altronde lui è il testimonial che ciò è vero e possibile. Questo spiega il “diritto” al voto del popolo delle “libertà” per la truffaldina lista di Formigoni, che i soliti giudici comunisti volevano impedire, e che tanto bene ha fatto alla salute dei cittadini lombardi, elargendo soldi a pioggia alla sanità privata, in primis al S. Raffaele di Don Verzè, attraversata dai tanti scandali per falsi ricoveri e prestazioni mai eseguite, togliendoli, tra l’altro, a strutture pubbliche efficienti e all’avanguardia nella lotta al cancro, come l’Istituto Nazionale Tumori di via Venezian. E la sinistra, guidata da Penati che ha detto e fatto? Nulla. Loro tanto una fetta della torta l’hanno ricevuta, o attraverso la nomina di qualche dirigente o qualche appalto alla Lega delle Cooperative. E quindi la lista Formigoni, e il suo ennesimo concorrere contro le regole costituzionali, sono legali. Questo è valido in Lombardia come in Puglia, dove guarda caso, il solito Don Verzè aprirà il più grande ospedale d’Europa, a Taranto per la precisione, terra, la Puglia, patria del metodo Tarantini, tanto caro alla destra come alla sinistra, dove il candidato della sinistra, il buon Vendola, è più “avanti” del “nostro” Penati. Lui che buona parte della precedente campagna elettorale l’aveva incentrata alla lotta al metodo Fitto, che tanti ospedali pubblici aveva chiuso, oggi a fronte di uno stanziamento, del governo Berlusconi, di 100 milioni di euro per la nuova impresa del patriarca del S. Raffaele, ha pensato bene di dare il suo contributo portandolo a 140 milioni. E’ proprio vero come direbbe “cetto la qualunque”, che siamo governati da chi predica e pratica il detto “CCCHIU’ PILU PI TUTTI”.
Scusateci per la volgarità finale, ma siamo un gruppo di lavoratori della Sanità, schifati da questa realtà e bisognosi di un’altra politica e di un nuovo modello sociale. Occorre liberarci da questi soggetti.
Milano 23/03/2010
Milano crocevia di tutte le mafie
MILANO CROCEVIA DI TUTTE LE MAFIE. MILANO CAPITALE DELLA LOTTA ALLE MAFIE?
Da tempo, essendo Milano il centro del capitale finanziario ed avendo “esaurito” la funzione di città nodale del ciclo produttivo, ha visto svilupparsi l’interesse di ‘ndrine calabresi, mafia sicula, camorra napoletana e ogni sorta di consorteria criminale, dall’est balcanico al sud afro/sudamericano. Un fenomeno chiaro e sviluppatosi, “alla luce del sole”, sotto gli occhi di tutti. Certo una parte dell’associazionismo della cosiddetta società civile, ha denunciato la penetrazione nel tessuto produttivo delle varie organizzazioni criminali. Certo queste associazioni hanno invitato a vincere la paura, come si sa le mafie prima sparano e poi si accordano, in primis la cosiddetta imprenditoria “pulita”, e a denunciare le “imprese criminali”. Allo stesso tempo questi paladini della buona società hanno denunciato le coperture politiche verso il malaffare, cose vere che già nelle terre di provenienza delle varie mafie qualcuno aveva già denunciato, mettendo in gioco la propria vita, gente come Peppino Impastato ad esempio. Persone, come Peppino, che sono andati oltre, che hanno evidenziato che altri organi istituzionali coprivano il malaffare ed erano con loro colluse, come quelle preposte alla repressione del crimine. Non a caso il primo comunicato del 9 maggio 1978, giorno del ritrovamento del corpo, dinamitato, di Peppino, il comunicato/velina dei carabinieri diceva, non testualmente ma nel suo contenuto, “ritrovato il corpo di un terrorista, morto per “errore” tecnico, nel tentativo di compiere un attentato”, cercando di seppellire sotto una valanga di menzogne il suo impegno contro la mafia e la mala politica. Ma anche il tentativo, della politica e delle istituzioni, di mostrare che esistono imprenditori e politici “sani”. Ebbene oggi che i riflettori si sono accesi su Milano e sui tanti, appetibili, affari dall’Expo alla riqualificazione delle aree dismesse, oggi che “finalmente” una grande manifestazione contro le mafie, quella di sabato 20 marzo, ha attraversato le strade di questa città, sorgono una serie di domande. Qual è la differenza tra lo sfruttamento, imposto col caporalato e le intimidazioni armate, delle mafie e lo sfruttamento delle, piccole e grandi, imprese fatto del caporalato istituzionale, leggi Legge 30 e Collegato al Lavoro, che legittima precarietà e mano libera per le imprese? Quali sono le differenze tra il traffico di scorie e rifiuti tossici in mano alle mafie e l’impunità per le imprese di non smaltire l’amianto o di non mettere a norma gli impianti? Forse per Libera o le altre associazioni le vittime e i danni causati ai lavoratori, alle popolazioni, dalle mafie sono di serie A e quelli causati dalle imprese “pulite” sono di serie B? Queste differenze andatelo a spiegare, per esempio, ai lavoratori egiziani che a Stezzano si sono dovuti cospargere di benzina e minacciare di darsi fuoco per avere i loro soldi, facendo scoprire ai loro colleghi marocchini che gli assegnegni che avevano ricevuto dalla ditta, erano vuoti. Non dimenticate che questi lavoratori erano assunti in nero e che per questi lavoratori immigrati si prospetta, grazie al Pacchetto Sicurezza, lo stesso trattamento dei loro colleghi impegnati nei lavori per il polo fieristico di Rho o per l’Expo. Ovvero essere “snidati” dai carabinieri e anziché ricevere il permesso di soggiorno, ricevere un bel decreto d’espulsione o un bel “soggiorno” nei CIE.E visto che ci siete andatelo a spiegare ai tanti lavoratori, italiani, delle aziende in crisi, come Eutelia – Omnia – Lares – ecc., buttati in mezzo ad una strada o lasciati senza stipendio per mesi da imprenditori truffaldini, e che quando chiedono i loro diritti, ricevono anche le “carezze” dei manganelli delle cosiddette forze dell’ordine. Di quale lotta alla criminalità blaterate. Come avrebbe detto Totò, non ‘U curtu ma il principe della risata, “MA MI FACCIA IL PIACERE!”
Da tempo, essendo Milano il centro del capitale finanziario ed avendo “esaurito” la funzione di città nodale del ciclo produttivo, ha visto svilupparsi l’interesse di ‘ndrine calabresi, mafia sicula, camorra napoletana e ogni sorta di consorteria criminale, dall’est balcanico al sud afro/sudamericano. Un fenomeno chiaro e sviluppatosi, “alla luce del sole”, sotto gli occhi di tutti. Certo una parte dell’associazionismo della cosiddetta società civile, ha denunciato la penetrazione nel tessuto produttivo delle varie organizzazioni criminali. Certo queste associazioni hanno invitato a vincere la paura, come si sa le mafie prima sparano e poi si accordano, in primis la cosiddetta imprenditoria “pulita”, e a denunciare le “imprese criminali”. Allo stesso tempo questi paladini della buona società hanno denunciato le coperture politiche verso il malaffare, cose vere che già nelle terre di provenienza delle varie mafie qualcuno aveva già denunciato, mettendo in gioco la propria vita, gente come Peppino Impastato ad esempio. Persone, come Peppino, che sono andati oltre, che hanno evidenziato che altri organi istituzionali coprivano il malaffare ed erano con loro colluse, come quelle preposte alla repressione del crimine. Non a caso il primo comunicato del 9 maggio 1978, giorno del ritrovamento del corpo, dinamitato, di Peppino, il comunicato/velina dei carabinieri diceva, non testualmente ma nel suo contenuto, “ritrovato il corpo di un terrorista, morto per “errore” tecnico, nel tentativo di compiere un attentato”, cercando di seppellire sotto una valanga di menzogne il suo impegno contro la mafia e la mala politica. Ma anche il tentativo, della politica e delle istituzioni, di mostrare che esistono imprenditori e politici “sani”. Ebbene oggi che i riflettori si sono accesi su Milano e sui tanti, appetibili, affari dall’Expo alla riqualificazione delle aree dismesse, oggi che “finalmente” una grande manifestazione contro le mafie, quella di sabato 20 marzo, ha attraversato le strade di questa città, sorgono una serie di domande. Qual è la differenza tra lo sfruttamento, imposto col caporalato e le intimidazioni armate, delle mafie e lo sfruttamento delle, piccole e grandi, imprese fatto del caporalato istituzionale, leggi Legge 30 e Collegato al Lavoro, che legittima precarietà e mano libera per le imprese? Quali sono le differenze tra il traffico di scorie e rifiuti tossici in mano alle mafie e l’impunità per le imprese di non smaltire l’amianto o di non mettere a norma gli impianti? Forse per Libera o le altre associazioni le vittime e i danni causati ai lavoratori, alle popolazioni, dalle mafie sono di serie A e quelli causati dalle imprese “pulite” sono di serie B? Queste differenze andatelo a spiegare, per esempio, ai lavoratori egiziani che a Stezzano si sono dovuti cospargere di benzina e minacciare di darsi fuoco per avere i loro soldi, facendo scoprire ai loro colleghi marocchini che gli assegnegni che avevano ricevuto dalla ditta, erano vuoti. Non dimenticate che questi lavoratori erano assunti in nero e che per questi lavoratori immigrati si prospetta, grazie al Pacchetto Sicurezza, lo stesso trattamento dei loro colleghi impegnati nei lavori per il polo fieristico di Rho o per l’Expo. Ovvero essere “snidati” dai carabinieri e anziché ricevere il permesso di soggiorno, ricevere un bel decreto d’espulsione o un bel “soggiorno” nei CIE.E visto che ci siete andatelo a spiegare ai tanti lavoratori, italiani, delle aziende in crisi, come Eutelia – Omnia – Lares – ecc., buttati in mezzo ad una strada o lasciati senza stipendio per mesi da imprenditori truffaldini, e che quando chiedono i loro diritti, ricevono anche le “carezze” dei manganelli delle cosiddette forze dell’ordine. Di quale lotta alla criminalità blaterate. Come avrebbe detto Totò, non ‘U curtu ma il principe della risata, “MA MI FACCIA IL PIACERE!”
Ci vuole un'altra politica
“Ci vuole un’altra politica”
“La politica deve scegliere” dice Piastra del sindacato Fiom/Cgil di Palermo, e non ci sarebbe niente di strano se questa frase venisse detta dopo aver fatto una lunga battaglia contro i padroni, ma a Palermo, e in Sicilia più in generale, invece tutte le manifestazioni di protesta dirette dai confederali (o meglio alle quali sono trascinate dai lavoratori), anche quando hanno come motivo scatenante un problema strettamente sindacale, vedono come interlocutore la “politica” e non il padrone che è scomparso dal panorama delle controparti.
Il sindacato confederale, innanzi tutto, sposta l’attenzione dal conflitto con il padrone della fabbrica o dell’azienda alla “politica” che non darebbe risposte, sposando e condividendo nella sostanza le preoccupazioni dei padroni per la crisi economica in corso.
Lo dicono in tutte le salse, piangendo lacrime di coccodrillo sulla miseria del sud, e Maurizio Calà rieletto segretario provinciale della Cgil per i prossimi cinque anni, così lo ha messo al centro del suo discorso al congresso: “Le forze sociali assieme a quelle imprenditoriali e alla società civile devono svolgere un nuovo ruolo, che è quello di dare una forte scossa agli amministratori e alla classe politica”. È questa la funzione che si riconoscono ed è quello che fanno da tempo per la Fiat e adesso per la Fincantieri di cui scoprono ora che farà la stessa fine…
Gli operai, i lavoratori, i precari, i disoccupati… danno continue scosse alla “politica” (che proprio i confederali cercano di spegnere presto) alla ricerca di un’altra politica…
“La politica deve scegliere” dice Piastra del sindacato Fiom/Cgil di Palermo, e non ci sarebbe niente di strano se questa frase venisse detta dopo aver fatto una lunga battaglia contro i padroni, ma a Palermo, e in Sicilia più in generale, invece tutte le manifestazioni di protesta dirette dai confederali (o meglio alle quali sono trascinate dai lavoratori), anche quando hanno come motivo scatenante un problema strettamente sindacale, vedono come interlocutore la “politica” e non il padrone che è scomparso dal panorama delle controparti.
Il sindacato confederale, innanzi tutto, sposta l’attenzione dal conflitto con il padrone della fabbrica o dell’azienda alla “politica” che non darebbe risposte, sposando e condividendo nella sostanza le preoccupazioni dei padroni per la crisi economica in corso.
Lo dicono in tutte le salse, piangendo lacrime di coccodrillo sulla miseria del sud, e Maurizio Calà rieletto segretario provinciale della Cgil per i prossimi cinque anni, così lo ha messo al centro del suo discorso al congresso: “Le forze sociali assieme a quelle imprenditoriali e alla società civile devono svolgere un nuovo ruolo, che è quello di dare una forte scossa agli amministratori e alla classe politica”. È questa la funzione che si riconoscono ed è quello che fanno da tempo per la Fiat e adesso per la Fincantieri di cui scoprono ora che farà la stessa fine…
Gli operai, i lavoratori, i precari, i disoccupati… danno continue scosse alla “politica” (che proprio i confederali cercano di spegnere presto) alla ricerca di un’altra politica…
Palestina: il sangue versato alimenta la rivoluzione
ancora una volta la terra della palestina si macchia del sangue dei giovani palestinesi che scendono in piazza e lottano contro lo stato nazisionista di israele che li opprime ogni giorno, che gli rende la vita impossibile e senza futuro.
così come senza futuro per tutti i proletari palestinesi è la prospettiva capitalistica che viene portata avanti dall'autorità palestinese fatta di corruzione, polizia e centri commerciali.....
come lavoratori e comunisti siamo a fianco del popolo palestinese perchè la sua lotta di liberazione è lotta contro l'imperialismo che è la madre di tutti i mali tra cui il sionismo.
il sangue versato dai migliori figli del popolo non spegne ma alimenta la ribellione contro
sionismo e imperialismo, a patto che l'intifada si trasformi in guerra popolare di lunga durata e che in italia il sostegno alla causa palestinese faccia la sua parte per smascherare il ruolo dell'imperialismo italiano che tramite il governo è tra i principali alleati del terrorismo israliano.
21/03/10- Due giovani palestinesi uccisi dai soldati israeliani in Cisgiordania
Un ragazzo palestinese colpito dalle forze israeliane è morto oggi per le ferite, secondo quanto riferito dai medici palestinesi, dopo avere partecipato ieri agli scontri in cui è rimasto vittima un altro giovane, e che aggravano le tensioni nella Cisgiordania occupata. Osaid al-Kaddous, di 17 anni, era tra i dimostranti che si sono scontrati con le forze israeliane nel villaggio palestinese di Iraq Burin, vicino a Nablus. Ieri, durante gli stessi scontri, è stato ucciso Mohammed Ibrahim, di 16 anni. Kaddus è stato colpito alla testa da un proiettile, come ha riferito un medico palestinese. L'esercito israeliano ha negato di avere usato munizioni pesanti. Gli abitanti di Iraq Burin protestano da una settimana contro le restrizioni imposte da Israele nell'accesso alle terre coltivate che si distendono vicino all'insediamento ebraico di Har Brakha. Nei pressi di Betlemme circa 100 giovani palestinesi si sono scontrati oggi con la sicurezza israeliana....
Un ragazzo palestinese colpito dalle forze israeliane è morto oggi per le ferite, secondo quanto riferito dai medici palestinesi, dopo avere partecipato ieri agli scontri in cui è rimasto vittima un altro giovane, e che aggravano le tensioni nella Cisgiordania occupata. Osaid al-Kaddous, di 17 anni, era tra i dimostranti che si sono scontrati con le forze israeliane nel villaggio palestinese di Iraq Burin, vicino a Nablus. Ieri, durante gli stessi scontri, è stato ucciso Mohammed Ibrahim, di 16 anni. Kaddus è stato colpito alla testa da un proiettile, come ha riferito un medico palestinese. L'esercito israeliano ha negato di avere usato munizioni pesanti. Gli abitanti di Iraq Burin protestano da una settimana contro le restrizioni imposte da Israele nell'accesso alle terre coltivate che si distendono vicino all'insediamento ebraico di Har Brakha. Nei pressi di Betlemme circa 100 giovani palestinesi si sono scontrati oggi con la sicurezza israeliana....
lunedì 22 marzo 2010
La vocazione di servi
La vocazione di servi
I fascisti nel nostro paese, nel passato come nel presente, sia che dichiarino ancora di esserlo, sia che ormai in doppio petto svolgano altri mestieri, hanno una vocazione che ili distingue: quella di essere servi del capitale, servi dei padroni più grossi internazionalmente, ieri i nazisti tedeschi, oggi gli imperialisti americani.
Quando hanno in mano il potere affidatogli dal grande capitale , posano da capi, duci, ma sempre servi sono.
Come quei servi che appena hanno un po' di potere angariano i loro sottoposti con uno zelo perfino maggiore al padrone.
Un esempio in circolazione di questi loschi figuri è il ministro della difesa
La Russa, che nella sua funzione dice sempre si a prescindere, ai voleri dell'imperialismo americano di mandare truppe e servire gli interessi imperialisti in Afganistan.
Ma è come esponente del partito Pdl che dà il meglio di sé, quando si tratta di difendere a spada tratta Berlusconi in tutte le sue funzioni.
Certo Berlusconi ama circondarsi di servi adoranti, zelanti, petulanti fino al ridicolo, ma La Russa ci mette un particolare tono, ora da politico navigato , ora da squadrista ripulito.
Lo abbiamo visto aggredire un giornalista che, poveretto, osava fare una domanda
non proprio già stabilita a Berlusconi in una conferenza stampa.
Lo vediamo abbaiare nelle trasmissioni televisive per impedire di parlare o
sovrapporsi ai suoi interlocutori o insultare, cercare di intimidire i giornalisti.
Lo vediamo magnificare con arroganza le manifestazioni del Pdl, i pregi del governo,
violentando la verità.
Lo vediamo prendere le distanze da Fini, ma solo per mostrare in ogni momento il padrone che serve in questa fase. Ma, come ogni servo cialtrone, abbaia perché vuole nascondere il retrobottega della sua ascesa politica e delle sue attuali fortune.
Per limitarci alle ultime notizie, il giornale il fatto quotidiano ha parlato apertamente di accordi con la ndrangheta calabrese trapiantata a Milano nel recente passato e nell'approssimarsi delle elezioni - dove punta a sistemare il figlio candidato in regione Lombardia.
Ebbene questo è ministro della difesa ..
Con il silenzio assenso dell'opposizione, alla quale non abbiamo mai sentito fare una critica a La russa, il moderno fascismo in formazione, all'ombra di elezioni sempre meno democratico-borgnhesi, trova strada facendo gli uomini adatti al ruolo,
gli stessi ci incitano a costruire le forze per rovesciare tutto questo e cancellare uomini come Larussa - niente di personale naturalmente ...
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
22-3-2010
I fascisti nel nostro paese, nel passato come nel presente, sia che dichiarino ancora di esserlo, sia che ormai in doppio petto svolgano altri mestieri, hanno una vocazione che ili distingue: quella di essere servi del capitale, servi dei padroni più grossi internazionalmente, ieri i nazisti tedeschi, oggi gli imperialisti americani.
Quando hanno in mano il potere affidatogli dal grande capitale , posano da capi, duci, ma sempre servi sono.
Come quei servi che appena hanno un po' di potere angariano i loro sottoposti con uno zelo perfino maggiore al padrone.
Un esempio in circolazione di questi loschi figuri è il ministro della difesa
La Russa, che nella sua funzione dice sempre si a prescindere, ai voleri dell'imperialismo americano di mandare truppe e servire gli interessi imperialisti in Afganistan.
Ma è come esponente del partito Pdl che dà il meglio di sé, quando si tratta di difendere a spada tratta Berlusconi in tutte le sue funzioni.
Certo Berlusconi ama circondarsi di servi adoranti, zelanti, petulanti fino al ridicolo, ma La Russa ci mette un particolare tono, ora da politico navigato , ora da squadrista ripulito.
Lo abbiamo visto aggredire un giornalista che, poveretto, osava fare una domanda
non proprio già stabilita a Berlusconi in una conferenza stampa.
Lo vediamo abbaiare nelle trasmissioni televisive per impedire di parlare o
sovrapporsi ai suoi interlocutori o insultare, cercare di intimidire i giornalisti.
Lo vediamo magnificare con arroganza le manifestazioni del Pdl, i pregi del governo,
violentando la verità.
Lo vediamo prendere le distanze da Fini, ma solo per mostrare in ogni momento il padrone che serve in questa fase. Ma, come ogni servo cialtrone, abbaia perché vuole nascondere il retrobottega della sua ascesa politica e delle sue attuali fortune.
Per limitarci alle ultime notizie, il giornale il fatto quotidiano ha parlato apertamente di accordi con la ndrangheta calabrese trapiantata a Milano nel recente passato e nell'approssimarsi delle elezioni - dove punta a sistemare il figlio candidato in regione Lombardia.
Ebbene questo è ministro della difesa ..
Con il silenzio assenso dell'opposizione, alla quale non abbiamo mai sentito fare una critica a La russa, il moderno fascismo in formazione, all'ombra di elezioni sempre meno democratico-borgnhesi, trova strada facendo gli uomini adatti al ruolo,
gli stessi ci incitano a costruire le forze per rovesciare tutto questo e cancellare uomini come Larussa - niente di personale naturalmente ...
proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it
22-3-2010
Solidarietà con i prigionieri politici rivoluzionari
In italia ci sono prigionieri politici comunisti e rivoluzionari nelle carceri sepolti da anni di carcere e tenuti in isolamento nel silenzio assenso di tutti
i partiti parlamentari ed exparlamentari, dei sindacati di base e degli organismi sociali che pure si battono contro la repressione.
Manca la conoscenza e solidarietà di classe.
Domina l'opportunismo politico e personale.
proletari comunisti solidarizza con tutti i prigionieri politici comunisti e rivoluzionari e invita a mobilitarsi in occasione delle scadenze dei processi e contro il regime di isolamento carcerario.
Riprendiamo due testi dell'assemblea contro carcere e repressione usciti in occasione del presidio a rebibbia il 14 marzo e quello relativo alla convocazione di una assemblea a milano per il 28 marzo a cui parteciperemo come proletari comunisti Milano
in occasione del presidio a rebibbia 14-3-2010
I COMPAGNI NON SONO MAI SOLI,
NEMMENO IN ISOLAMENTO
A seguito dell’ennesima ondata di arresti, a seguito di una delle tante inchieste che imprigionano i ribelli che agiscono rifiutando di omologarsi, ci ritroviamo nuovamente sotto il carcere per contrastare l’accanimento nei confronti dei compagni detenuti.
Costantino e Manolo si trovano in totale isolamento da oltre un mese, nonostante non esista alcuna ragione formale per tenerceli nemmeno per il tribunale farsesco che li ha portati in carcere: fanno l’aria soli in cubicoli stretti che somigliano molto alle gabbie di un canile, per 22 ore al giorno stanno senza riscaldamento e vedono la luce attraverso uno spioncino 30 x 15 cm, privati della possibilità di socializzare con chicchessia.
Non è da oggi che i prigionieri politici subiscono ogni tipo di angheria, cavie di un calcolo studiato all’unico scopo di annientare i pensieri ed i corpi. L’intento è esasperare la loro sopportazione al fine di fiaccarne la volontà e l’identità.
Ma lor signori s’illudono perché la coscienza rivoluzionaria vanta una più lunga esperienza rispetto ai loro mezzi fascisti.
Il DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) ha riorganizzato le prigioni secondo una logica di separazione dei detenuti politici dai comuni e dei primi per idea di provenienza, ribadendo la volontà di bloccare sul nascere ogni radicamento e contaminazione di pratiche in modo che non sia possibile che il rifiuto di assoggettarsi si unisca al disagio diffuso; l’isolamento è solo la massima forma di questa differenziazione ed il regime di 41 bis che ha portato alla morte la compagna Diana Blefari è la sua estrema realizzazione.
allontanare i prigionieri anche dai propri cari, aumentando le difficoltà di mantenere un rapporto con l’esterno.
Costantino e Manolo non sono i primi né saranno gli ultimi a godere di questo trattamento speciale, pagando con la reclusione il prezzo della militanza, ma non ci siamo ancora abituati alle vessazioni.
Per questo indiciamo un presidio: per urlare contro l’accanimento nei confronti dei compagni prigionieri e contro il carcere che è annullamento, umiliazione, separazione e sottomissione; al fine di contrastare questo meccanismo, è necessario far sentire ai compagni imprigionati il nostro sostegno e la nostra vicinanza.
Presidio sotto il carcere di Rebibbia, Roma
Domenica 14 marzo, h 14
COSTANTINO E MANOLO LIBERI
LIBERTà PER TUTTI I COMPAGNI!
Assemblea contro il carcere e la repressione
assembleacontrolarepressione@gmail.com
convocazione assemblea del 28
Assemblea domenica 28 marzo ore 16.00
alla Panetteria di via Conte Rosso-Lambrate
Giovedì 15 aprile inizia a Milano il processo d’appello contro 17 compagni arrestati il 12 febbraio 2007 con l’accusa di voler costituire il Partito Comunista-pm.
Condannati esemplarmente a 150 anni di carcere in primo grado, nove di essi sono ancora prigionieri.
Dopo essere stati trasferiti di carcere in carcere questi compagni sono stati deportati nel carcere confino di Siano Catanzaro, lager a centinaia di Km dai propri affetti. L’obbiettivo è quello di tenerli lontani dai propri compagni di lotta e completamente isolati dal resto dei prigionieri.
Dopo l’emanazione della circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che di fatto norma, regolamenta ed istituisce nuovamente le sezioni speciali, questa è la sorte di quanti vengono considerati dallo Stato rivoluzionari. Lontani, separati, di fatto in isolamento. La direttiva prevede anche una diversa destinazione dei prigionieri a seconda della loro ideologia. Così gli anarchici sono destinati ad Alessandria, i comunisti a Siano e a Carinola e per gli islamici c’è la Guantanamo nostrana a Macomer.
E’ successo così anche ai sei compagni arrestati il 10 giugno 2009, con l'accusa di associazione finalizzata al terrorismo e partecipazione a banda armata, sono stati “spediti” a Siano e anche altri, accusati di associazione sovversiva, sono stati rinchiusi ad Alessandria. Anche Manolo e Costantino, arrestati a gennaio a Milano, sempre per l’inchiesta del 10 giugno. 2009, sono ora a Siano Catanzaro
Il tentativo di isolare i prigionieri politici, mostrarli come “terroristi” lontani dal movimento e dalla lotta di classe, di criminalizzare quelle pratiche politiche che possono mettere in discussione i responsabili delle continue morti da sfruttamento e da guerra e tutto il loro sistema fallisce ed è fallito per la solidarietà che fino ad ora i compagni hanno ricevuto e per la fierezza con cui resistono alla barbarie del carcere.
Proprio per questo vorremo, durante il processo di appello che inizia il 15 Aprile, mostrare la nostra vicinanza, in quel giorno salutarli e stringerci attorno a loro, ma anche che quel momento diventi occasione di denuncia e protesta contro il regime differenziato carcerario, le carceri confino, le sezioni speciali, l’isolamento e il 41bis, in solidarietà con tutti i prigionieri.
Vorremo anche unire la loro resistenza in carcere a quella di tutti coloro che resistono oggi nel mondo lottando contro l’oppressione e farlo partecipando al corteo del 25 Aprile, ben consapevoli della mistificazione e della propaganda che da sempre lo stato "democratico" ha costruito su questa giornata, poiché per noi questa data non è una ricorrenza ma un’occasione per riannodare il filo rosso che lega la resistenza al fascismo odierno con quella dei partigiani di ieri.
Per discutere di tutto questo e contribuire a costruire le iniziative
invitiamo tutti a partecipare
Assemblea contro il carcere e la repressione
i partiti parlamentari ed exparlamentari, dei sindacati di base e degli organismi sociali che pure si battono contro la repressione.
Manca la conoscenza e solidarietà di classe.
Domina l'opportunismo politico e personale.
proletari comunisti solidarizza con tutti i prigionieri politici comunisti e rivoluzionari e invita a mobilitarsi in occasione delle scadenze dei processi e contro il regime di isolamento carcerario.
Riprendiamo due testi dell'assemblea contro carcere e repressione usciti in occasione del presidio a rebibbia il 14 marzo e quello relativo alla convocazione di una assemblea a milano per il 28 marzo a cui parteciperemo come proletari comunisti Milano
in occasione del presidio a rebibbia 14-3-2010
I COMPAGNI NON SONO MAI SOLI,
NEMMENO IN ISOLAMENTO
A seguito dell’ennesima ondata di arresti, a seguito di una delle tante inchieste che imprigionano i ribelli che agiscono rifiutando di omologarsi, ci ritroviamo nuovamente sotto il carcere per contrastare l’accanimento nei confronti dei compagni detenuti.
Costantino e Manolo si trovano in totale isolamento da oltre un mese, nonostante non esista alcuna ragione formale per tenerceli nemmeno per il tribunale farsesco che li ha portati in carcere: fanno l’aria soli in cubicoli stretti che somigliano molto alle gabbie di un canile, per 22 ore al giorno stanno senza riscaldamento e vedono la luce attraverso uno spioncino 30 x 15 cm, privati della possibilità di socializzare con chicchessia.
Non è da oggi che i prigionieri politici subiscono ogni tipo di angheria, cavie di un calcolo studiato all’unico scopo di annientare i pensieri ed i corpi. L’intento è esasperare la loro sopportazione al fine di fiaccarne la volontà e l’identità.
Ma lor signori s’illudono perché la coscienza rivoluzionaria vanta una più lunga esperienza rispetto ai loro mezzi fascisti.
Il DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) ha riorganizzato le prigioni secondo una logica di separazione dei detenuti politici dai comuni e dei primi per idea di provenienza, ribadendo la volontà di bloccare sul nascere ogni radicamento e contaminazione di pratiche in modo che non sia possibile che il rifiuto di assoggettarsi si unisca al disagio diffuso; l’isolamento è solo la massima forma di questa differenziazione ed il regime di 41 bis che ha portato alla morte la compagna Diana Blefari è la sua estrema realizzazione.
allontanare i prigionieri anche dai propri cari, aumentando le difficoltà di mantenere un rapporto con l’esterno.
Costantino e Manolo non sono i primi né saranno gli ultimi a godere di questo trattamento speciale, pagando con la reclusione il prezzo della militanza, ma non ci siamo ancora abituati alle vessazioni.
Per questo indiciamo un presidio: per urlare contro l’accanimento nei confronti dei compagni prigionieri e contro il carcere che è annullamento, umiliazione, separazione e sottomissione; al fine di contrastare questo meccanismo, è necessario far sentire ai compagni imprigionati il nostro sostegno e la nostra vicinanza.
Presidio sotto il carcere di Rebibbia, Roma
Domenica 14 marzo, h 14
COSTANTINO E MANOLO LIBERI
LIBERTà PER TUTTI I COMPAGNI!
Assemblea contro il carcere e la repressione
assembleacontrolarepressione@gmail.com
convocazione assemblea del 28
Assemblea domenica 28 marzo ore 16.00
alla Panetteria di via Conte Rosso-Lambrate
Giovedì 15 aprile inizia a Milano il processo d’appello contro 17 compagni arrestati il 12 febbraio 2007 con l’accusa di voler costituire il Partito Comunista-pm.
Condannati esemplarmente a 150 anni di carcere in primo grado, nove di essi sono ancora prigionieri.
Dopo essere stati trasferiti di carcere in carcere questi compagni sono stati deportati nel carcere confino di Siano Catanzaro, lager a centinaia di Km dai propri affetti. L’obbiettivo è quello di tenerli lontani dai propri compagni di lotta e completamente isolati dal resto dei prigionieri.
Dopo l’emanazione della circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che di fatto norma, regolamenta ed istituisce nuovamente le sezioni speciali, questa è la sorte di quanti vengono considerati dallo Stato rivoluzionari. Lontani, separati, di fatto in isolamento. La direttiva prevede anche una diversa destinazione dei prigionieri a seconda della loro ideologia. Così gli anarchici sono destinati ad Alessandria, i comunisti a Siano e a Carinola e per gli islamici c’è la Guantanamo nostrana a Macomer.
E’ successo così anche ai sei compagni arrestati il 10 giugno 2009, con l'accusa di associazione finalizzata al terrorismo e partecipazione a banda armata, sono stati “spediti” a Siano e anche altri, accusati di associazione sovversiva, sono stati rinchiusi ad Alessandria. Anche Manolo e Costantino, arrestati a gennaio a Milano, sempre per l’inchiesta del 10 giugno. 2009, sono ora a Siano Catanzaro
Il tentativo di isolare i prigionieri politici, mostrarli come “terroristi” lontani dal movimento e dalla lotta di classe, di criminalizzare quelle pratiche politiche che possono mettere in discussione i responsabili delle continue morti da sfruttamento e da guerra e tutto il loro sistema fallisce ed è fallito per la solidarietà che fino ad ora i compagni hanno ricevuto e per la fierezza con cui resistono alla barbarie del carcere.
Proprio per questo vorremo, durante il processo di appello che inizia il 15 Aprile, mostrare la nostra vicinanza, in quel giorno salutarli e stringerci attorno a loro, ma anche che quel momento diventi occasione di denuncia e protesta contro il regime differenziato carcerario, le carceri confino, le sezioni speciali, l’isolamento e il 41bis, in solidarietà con tutti i prigionieri.
Vorremo anche unire la loro resistenza in carcere a quella di tutti coloro che resistono oggi nel mondo lottando contro l’oppressione e farlo partecipando al corteo del 25 Aprile, ben consapevoli della mistificazione e della propaganda che da sempre lo stato "democratico" ha costruito su questa giornata, poiché per noi questa data non è una ricorrenza ma un’occasione per riannodare il filo rosso che lega la resistenza al fascismo odierno con quella dei partigiani di ieri.
Per discutere di tutto questo e contribuire a costruire le iniziative
invitiamo tutti a partecipare
Assemblea contro il carcere e la repressione
domenica 21 marzo 2010
Dalla legge Treu alla legge Biagi: la precarietà uccide
Il ministro del lavoro Sacconi non perde l’occasione per dimostrare ogni giorno il suo accanimento ideologico antioperaio, così il 19 marzo a Modena durante l’ottavo convegno in ricordo di Marco Biagi, continua con le provocazioni e afferma: “il governo ha dato una protezione duttile e flessibile a tutti i lavoratori subordinati”, ma il comizio del ministro anticomunista Sacconi va oltre, arrivando a rivendicare la necessità dei licenziamenti per far pagare la crisi agli operai, e quando parla di ammortizzatori sociali dice:”abbiamo reso ordinaria la cassa straordinaria per crisi e la crisi basta che sia quella globale, non occorrono specifiche ragioni aziendali….Da mattina a sera stiamo facendo accordi di questo tipo, usando la cigs per crisi generale.Non c’è problema”. Mentre è sotto gli occhi di tutti una situazione che prevede nei prossimi mesi l’aumento di migliaia di lavoratori che si troveranno in mezzo alla strada oltre ai tantissimi giovani precari che sono stati i primi a essere buttati fuori dalle fabbriche senza nessuna tutela grazie alle leggi sulla precarietà.
Di fronte a questo attacco preciso ai lavoratori la cgil, dopo aver sposato da decenni la concertazione e le compatibilità del sistema dei padroni in questi giorni cerca di utilizzare le giuste mobilitazioni dei lavoratori contro il collegato al lavoro del governo Berlusconi, che avvia l’attacco definitivo ai diritti dei lavoratori, non per farlo cadere attraverso la mobilitazione, ma per sostenere la campagna elettorale della falsa opposizione del PD: ancora una volta si cerca di illudere le masse lavoratrici della via parlamentare.
Per questo organizza nelle città un giro di assemblee con Tiziano Treu che dovrebbe ergersi a difensore dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, proprio questo signore che con il pacchetto di leggi che prende il suo nome ha aperto la strada alla precarietà e alla legge Biagi. Non è un caso che una tappa sarà a Bergamo, 24 marzo alle 18, con relatori il candidato regionale del PD, Martina e il segretario CGIL filo Pd, Bresciani, questa città ha sempre visto un ruolo del Pd di apripista per ricucire tutti gli “strappi” nazionali tra Cgil e Cisl-Uil in occasione di contratti separati o accordi nazionali, come non è un caso che a Bergamo in molte fabbriche metalmeccaniche attraverso accordi aziendali sottoscritti anche dalla Fiom, sia stato introdotti elementi di flessibilità-precarietà recepiti poi dalla legge Biagi.
Ma quello che più disgusta è la posizione della falsa sinistra messa fuori dal palazzo alle ultime elezioni, infatti Rifondazione Comunista BG nel loro comunicato non attacca i contenuti politici strumentali che stanno dietro a questa iniziativa ma si lamenta che “ha questo spot elettorale” non sia stato invitato nessun esponente (candidato) della sinistra …sic!
Tutto questo rende evidente che l’opposizione reale al governo Berlusconi antioperaio e antipopolare non può passare per l’unità con queste forze, ma con il loro definitivo smascheramento di fronte alla classe operaia, costruendo nel fuoco della lotta il sindacato di classe nelle mani dei lavoratori e il partito comunista di nuovo tipo.
Per cacciare via Berlusconi e ogni governo dei padroni.
Boicottaggio elettorale alle fabbriche
NIENTE LAVORO SICURO,SALARI, DIRITTI,
SALUTE e SICUREZZA SUL LAVORO
NIENTE VOTO!
Operai,
Facciamo nelle prossime elezioni come in Francia: 53% di astensione! Governo Sarkozy Battuto!
Vogliamo che anche in Italia Berlusconi venga battuto, ma attraverso il fatto che la maggioranza operaia e popolare boicotti il voto!
Nessun partito presente nella competizione elettorale sostiene, difende, rappresenta gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati. La campagna elettorale è condotta con spese di centinaia di migliaia, milioni di euro per accaparrarsi le poltrone e arricchirsi sulla pelle delle masse popolari.
La lotta e non il voto per difendere lavoro, salario, salute, sicurezza, diritti!
Noi riteniamo che la caduta in basso delle forze attuali dell’opposizione – fino ad avere anche al proprio interno proprio nella nostra Regione fenomeni di marciume politico - sia il frutto della linea politica e della pratica di ceti politici di falsa 'sinistra' che hanno dimostrato in tutti questi anni di essere della stessa classe borghese degli altri partiti, il loro distacco dalla vita e dalle condizioni reali degli operai e delle masse popolari e quindi la loro impotenza, la loro incapacità – compreso la presidenza Vendola - a dare effettive e nuove risposte ai bisogni dei lavoratori.
Per questo è necessario per gli operai non delegare più e prendere il destino nelle proprie mani.
SOLO IL BOICOTTAGGIO ELETTORALE E' UN ATTO OGGI EMINENTEMENTE POLITICO, SIGNIFICA LIBERA SCELTA! Un atto espressione embrionale dell'attualissima e necessaria contrapposizione di classe tra operai e masse popolari da una parte e padroni e loro ceti politici dall'altra.
Bisogna accettare la sfida del governo Berlusconi antioperaio antipopolare, razzista e dittatoriale e costruire una nuova opposizione operaia e popolare per rovesciare le sue forze.
Per farlo è necessario che gli operai più coscienti si organizzino, si formino politicamente e ideologicamente, si mettano in condizione di COSTRUIRE UN NUOVO PARTITO DELLA CLASSE OPERAIA ALTERNATIVO ALLA SINISTRA ELETTORALE e capace di conquistare la maggioranza operaia e popolare con l'azione e la direzione della lotta generale per 'abolire lo stato di cose presente'.
Il primo passo che proponiamo è la creazione dei CIRCOLI OPERAI così come sta avvenendo in fabbriche, posti di lavoro, quartieri, città. Un circolo operaio che discuta di tutto, fornisca informazioni, analisi e formazione, organizzi in forme nuove il lavoro e la lotta politica, sindacale e culturale dei lavoratori.
proletari comunisti
per info contatti ro.red@fastwebnet.it – blog: http://proletaricomunisti.blogspot.com/
SALUTE e SICUREZZA SUL LAVORO
NIENTE VOTO!
Operai,
Facciamo nelle prossime elezioni come in Francia: 53% di astensione! Governo Sarkozy Battuto!
Vogliamo che anche in Italia Berlusconi venga battuto, ma attraverso il fatto che la maggioranza operaia e popolare boicotti il voto!
Nessun partito presente nella competizione elettorale sostiene, difende, rappresenta gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati. La campagna elettorale è condotta con spese di centinaia di migliaia, milioni di euro per accaparrarsi le poltrone e arricchirsi sulla pelle delle masse popolari.
La lotta e non il voto per difendere lavoro, salario, salute, sicurezza, diritti!
Noi riteniamo che la caduta in basso delle forze attuali dell’opposizione – fino ad avere anche al proprio interno proprio nella nostra Regione fenomeni di marciume politico - sia il frutto della linea politica e della pratica di ceti politici di falsa 'sinistra' che hanno dimostrato in tutti questi anni di essere della stessa classe borghese degli altri partiti, il loro distacco dalla vita e dalle condizioni reali degli operai e delle masse popolari e quindi la loro impotenza, la loro incapacità – compreso la presidenza Vendola - a dare effettive e nuove risposte ai bisogni dei lavoratori.
Per questo è necessario per gli operai non delegare più e prendere il destino nelle proprie mani.
SOLO IL BOICOTTAGGIO ELETTORALE E' UN ATTO OGGI EMINENTEMENTE POLITICO, SIGNIFICA LIBERA SCELTA! Un atto espressione embrionale dell'attualissima e necessaria contrapposizione di classe tra operai e masse popolari da una parte e padroni e loro ceti politici dall'altra.
Bisogna accettare la sfida del governo Berlusconi antioperaio antipopolare, razzista e dittatoriale e costruire una nuova opposizione operaia e popolare per rovesciare le sue forze.
Per farlo è necessario che gli operai più coscienti si organizzino, si formino politicamente e ideologicamente, si mettano in condizione di COSTRUIRE UN NUOVO PARTITO DELLA CLASSE OPERAIA ALTERNATIVO ALLA SINISTRA ELETTORALE e capace di conquistare la maggioranza operaia e popolare con l'azione e la direzione della lotta generale per 'abolire lo stato di cose presente'.
Il primo passo che proponiamo è la creazione dei CIRCOLI OPERAI così come sta avvenendo in fabbriche, posti di lavoro, quartieri, città. Un circolo operaio che discuta di tutto, fornisca informazioni, analisi e formazione, organizzi in forme nuove il lavoro e la lotta politica, sindacale e culturale dei lavoratori.
proletari comunisti
per info contatti ro.red@fastwebnet.it – blog: http://proletaricomunisti.blogspot.com/
Antifascismo militante
comunicato
Rermare e contrastare le aggressioni fasciste con l'antifascismo militante e la mobilitazione di massa.
Allargare e costruire sul territorio la rete antifascista e antirazzista - Raf.
Creare e coordinare una vera rete antifascista nazionale e organizzare una giornata di lotta nazionale per il 25 aprile.
proletari comunisti
21-3-2010
Rermare e contrastare le aggressioni fasciste con l'antifascismo militante e la mobilitazione di massa.
Allargare e costruire sul territorio la rete antifascista e antirazzista - Raf.
Creare e coordinare una vera rete antifascista nazionale e organizzare una giornata di lotta nazionale per il 25 aprile.
proletari comunisti
21-3-2010
Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India 1
Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
comitato promotore Italia
riferimenti email
guerrepopolari@email.it
ro.red@fastwebnet.it
Comunicato ricevuto e tradotto
Arrestato Azad portavoce del Partito Comunista dell'India (Maoista)
Comunicato stampa
19 marzo 2010
Condannare il rapimento e la detenzione illegale di Azad, portavoce delPCI(Maoista) da parte della polizia dell'Andra Pradesh! Garantire la sicurezza della vita di Azad e la sua immediata presenza in un tribunale!
Il Comitato Centrale del PCI(Maoista) ha informato il poeta rivoluzionario Varavara Rao che Azad, leader storico e membro dell'Ufficio Politico, e portavoce del PCI(Maoista), dal 12 marzo 2010 è come sparito. C'è una forte possibilità che Azad sia stato arrestato illegalmente dalla polizia dell'Andra Pradesh. Azad deve essere stato arrestato vicino Mumbai il 12 marzo 2010 secondo fonti del PCI(Maoista). Viste le implicazioni storiche della polizia dell'AP e delle sue forze speciali antinaxalite Greyhounds e del servizio segreto della polizia dell'AP nelle brutali violazioni dei diritti umani, facendo ricorso ripetutamente ai falsi scontri e alle
uccisioni dei prigionieri in custodia, ci sono motivi per credere che la sua vita sia in grave pericolo. La stessa settimana scorsa, come riportato dai media, due storici leader del PCI (maoista), Sakhamuri Apparao e Kondal Reddy, che sono stati arrestati dalla polizia dell'AP nel Maharashstra, sono stati sequestrati, soggetti a brutali torture e uccisi a sangue freddo. Dopo i corpi sono stati portati in due distretti separati dell'Andra Pradesh: la polizia ha detto che erano stati uccisi durante "scontri". Tali atti illegali di repressione sono stati regolarmente commessi dalla polizia dell'Andra Pradesh in nome del contrasto al Naxalismo, e Azad potrebbe anch'egli andare incontro ad un simile destino.
Chiediamo che Azad sia portato davanti ad un tribunale per le necessarie pratiche legali, se ci fossero accuse pendenti nei suoi confronti, o che venga immediatamente rilasciato. Il ministro dell'Interno dell'Unione P. Chidambaram non deve permettere alla polizia dell'Andra Pradesh o a chiunque altro di uccidere il portavoce del PCI(Maoista) Azad, e portarlo davanti ad un tribunale. Chiediamo che il Governo Centrale fermi immediatamente la sua guerra contro il popolo denominata "Operation Green Hunt" e inizi un dialogo con le organizzazioni concernenti.
Arundhati Roy, Scritrice
Prashant Bhushan, Advocate, Supreme Court
G N Saibaba, Delhi University
Asish Gupta, PUDR
Varavara Rao, Poet
Gautham Navlakha, PUDR
Kumar Sanjay Singh, Delhi University
Anirban Kar, Delhi University
Naveen Chander, Delhi University
Madhuresh Kumar, Delhi Solidarity Group
Poonam, Pragatisheel Mahila Sangathan
PK Vijayan, Delhi University
Karen Gabriel, Delhi University
Rakesh Ranjan, Delhi University
--
International Campaign Against War on People in India, ICAWPI
--
comitato promotore Italia
riferimenti email
guerrepopolari@email.it
ro.red@fastwebnet.it
Comunicato ricevuto e tradotto
Arrestato Azad portavoce del Partito Comunista dell'India (Maoista)
Comunicato stampa
19 marzo 2010
Condannare il rapimento e la detenzione illegale di Azad, portavoce delPCI(Maoista) da parte della polizia dell'Andra Pradesh! Garantire la sicurezza della vita di Azad e la sua immediata presenza in un tribunale!
Il Comitato Centrale del PCI(Maoista) ha informato il poeta rivoluzionario Varavara Rao che Azad, leader storico e membro dell'Ufficio Politico, e portavoce del PCI(Maoista), dal 12 marzo 2010 è come sparito. C'è una forte possibilità che Azad sia stato arrestato illegalmente dalla polizia dell'Andra Pradesh. Azad deve essere stato arrestato vicino Mumbai il 12 marzo 2010 secondo fonti del PCI(Maoista). Viste le implicazioni storiche della polizia dell'AP e delle sue forze speciali antinaxalite Greyhounds e del servizio segreto della polizia dell'AP nelle brutali violazioni dei diritti umani, facendo ricorso ripetutamente ai falsi scontri e alle
uccisioni dei prigionieri in custodia, ci sono motivi per credere che la sua vita sia in grave pericolo. La stessa settimana scorsa, come riportato dai media, due storici leader del PCI (maoista), Sakhamuri Apparao e Kondal Reddy, che sono stati arrestati dalla polizia dell'AP nel Maharashstra, sono stati sequestrati, soggetti a brutali torture e uccisi a sangue freddo. Dopo i corpi sono stati portati in due distretti separati dell'Andra Pradesh: la polizia ha detto che erano stati uccisi durante "scontri". Tali atti illegali di repressione sono stati regolarmente commessi dalla polizia dell'Andra Pradesh in nome del contrasto al Naxalismo, e Azad potrebbe anch'egli andare incontro ad un simile destino.
Chiediamo che Azad sia portato davanti ad un tribunale per le necessarie pratiche legali, se ci fossero accuse pendenti nei suoi confronti, o che venga immediatamente rilasciato. Il ministro dell'Interno dell'Unione P. Chidambaram non deve permettere alla polizia dell'Andra Pradesh o a chiunque altro di uccidere il portavoce del PCI(Maoista) Azad, e portarlo davanti ad un tribunale. Chiediamo che il Governo Centrale fermi immediatamente la sua guerra contro il popolo denominata "Operation Green Hunt" e inizi un dialogo con le organizzazioni concernenti.
Arundhati Roy, Scritrice
Prashant Bhushan, Advocate, Supreme Court
G N Saibaba, Delhi University
Asish Gupta, PUDR
Varavara Rao, Poet
Gautham Navlakha, PUDR
Kumar Sanjay Singh, Delhi University
Anirban Kar, Delhi University
Naveen Chander, Delhi University
Madhuresh Kumar, Delhi Solidarity Group
Poonam, Pragatisheel Mahila Sangathan
PK Vijayan, Delhi University
Karen Gabriel, Delhi University
Rakesh Ranjan, Delhi University
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International Campaign Against War on People in India, ICAWPI
--
Posizione sindacato di classe su collegato lavoro
comunicato
Lo Slai cobas per il sindacato di classe lancia e partecipa alla campagna nazionale contro il collegato lavoro, che ben oltre il mero attacco all'art.18 vuole attaccare su tutti i fronti i diritti dei lavoratori e aprire la strada al bersaglio grosso: la sostanziale abolizione dello statuto dei lavoratori, nel quadro del regime neocorporativo e moderno fascista in costruzione.
La campagna richiede in questa fase informazione dettagliata sui posti di lavoro, costruzione di un fronte unitario dal basso del sindacalismo di base e di classe che sappia raccogliere tutte le energie esistenti alla base del sindacalismo confederale e del movimento di opposizione politica e sociale per poter promuovere una mobilitazione senza precedenti, che contribuisca alla polarizzazione sociale e politica in funzione di raccogliere la sfida di padroni e governo e andare allo scontro frontale e prolungato.
Solo un fronte dal basso e non i ceti politici della falsa opposizione a sinistra e i ceti dirigenti sindacali del sindacalismo confederale e dello stesso sindacalismo di base può costruire nel tempo questo scontro inevitabile e necessario.
Per questo in ogni fabbrica, in ogni posto di lavoro, sul territorio, su ogni
tema, dalla precarietà e disoccupazione alla sicurezza e salute sul posto di lavoro, dai diritti degli immigrati all'attacco alla spesa sociale ecc., bisogna costruire questo fronte necessario.
Un fronte che unisca da subito assemblee e azioni dirette questi tre mesi vanno usati per questo, l'autunno per lo scontro.
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
21-3-2010
Lo Slai cobas per il sindacato di classe lancia e partecipa alla campagna nazionale contro il collegato lavoro, che ben oltre il mero attacco all'art.18 vuole attaccare su tutti i fronti i diritti dei lavoratori e aprire la strada al bersaglio grosso: la sostanziale abolizione dello statuto dei lavoratori, nel quadro del regime neocorporativo e moderno fascista in costruzione.
La campagna richiede in questa fase informazione dettagliata sui posti di lavoro, costruzione di un fronte unitario dal basso del sindacalismo di base e di classe che sappia raccogliere tutte le energie esistenti alla base del sindacalismo confederale e del movimento di opposizione politica e sociale per poter promuovere una mobilitazione senza precedenti, che contribuisca alla polarizzazione sociale e politica in funzione di raccogliere la sfida di padroni e governo e andare allo scontro frontale e prolungato.
Solo un fronte dal basso e non i ceti politici della falsa opposizione a sinistra e i ceti dirigenti sindacali del sindacalismo confederale e dello stesso sindacalismo di base può costruire nel tempo questo scontro inevitabile e necessario.
Per questo in ogni fabbrica, in ogni posto di lavoro, sul territorio, su ogni
tema, dalla precarietà e disoccupazione alla sicurezza e salute sul posto di lavoro, dai diritti degli immigrati all'attacco alla spesa sociale ecc., bisogna costruire questo fronte necessario.
Un fronte che unisca da subito assemblee e azioni dirette questi tre mesi vanno usati per questo, l'autunno per lo scontro.
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
21-3-2010
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